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Confesercenti: per ripartire occorrono regole condivise
«Riaprire le attività com’erano prima del virus sarebbe un errore, per cui servono protocolli differenziati per tipologia di ditta, ma semplici e uniformi sul territorio»
montecatini
Protocolli da elaborare assieme alle categorie economiche, con regole chiare ma diverse a seconda dell’attività. È così che la Confesercenti auspica che sia la “ripartenza”, per dare una nuova speranza agli imprenditori del territorio. «Sappiamo bene – si legge in una nota dell’associazione presieduta da Pier Luigi Lorenzini e diretta da Riccardo Bruzzani – che una nuova esplosione dell’epidemia sarebbe devastante. Al tempo stesso la ripartenza dell’economia è una necessità ineludibile, perché rappresenta un segnale fondamentale di tenuta e speranza per gli imprenditori e i dipendenti. Non c’è un prima la salute e dopo l’economia e neppure prima l’economia e poi la salute. Sono due priorità assolute».
Confesercenti ha ben chiaro che riaprire le attività come erano prima del virus sarebbe sbagliato, oltre che impossibile, «ma milioni di persone non possono stare chiuse in casa per mesi: non regge socialmente ed economicamente». E allora come ripartire? «È impensabile – risponde Confesercenti – che si riparta come eravamo. Occorrono protocolli differenziati per tipologia di attività che devono essere semplici, chiari e uniformi sul territorio. I negozi possono avere numeri di accessi limitati, rispetto delle distanze non diverse da quelle dei supermercati, sia tra clienti che tra questi e il personale, nel rispetto delle norme igieniche e sanitarie. In un negozio di abbigliamento è vero che si sosta, si provano i capi, ma la clientela non sarà mai numerosa. Riaprire, però, permette di affermare la volontà di resistere da parte dell’imprenditore: con la fidelizzazione dei clienti addirittura può proporre appuntamenti, consegnare a domicilio. E questo vale per tutte le attività che hanno flussi di clientela limitati e scaglionati».
Altro discorso è invece per bar, ristoranti e parrucchieri. «Le regole generali – dice Confesercenti – sono fuori discussione. Il bar si può organizzare per ospitare un numero di clienti in base alla superficie dei locali. Le distanze vanno definite al banco e ai tavoli, tra clienti e personale. Vanno evitati cibi esposti. Ma il tavolo del ristorante non può essere predisposto con gabbie di vetro dove isolare i clienti e non si può mangiare con la mascherina».
In sostanza per Confesercenti le misure di sicurezza sono necessarie, ma devono essere praticabili e vanno valutati i costi. «La questione vera è: quali ricavi può avere un ristorante anche quando l’attività potrà essere ripresa? I ricavi copriranno i costi? Aprire significa aumentare indebitamenti ed esposizioni bancarie? La non risposta a queste domande, oppure procrastinare la riapertura, o stabilire regole impraticabili o irrazionali significherebbe la morte di tante aziende che invece si potrebbero salvare».
Ma per organizzare la ripartenza vanno coinvolti gli operatori anche nell’elaborazione delle regole. «Non si riparte con decisioni burocratiche e di non conoscenza delle caratteristiche e delle modalità di lavoro di ogni tipologia commerciale».
«La ripresa economica – conclude Confesercenti – ha bisogno dei consumi, ma non sarà sufficiente. Occorre un grande piano d’investimenti pubblici, per questo bisogna alzare la voce con istituzioni e politica. La sfiducia degli imprenditori che dicono “non sono in grado di riaprire” deriva proprio dalla constatazione che è ancora assente un piano per la ricostruzione». –
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