Il presidio
Addio alla maestra Vivetta, mezza Valdinievole la ricorda
Nel 1975 fu la prima donna ed essere eletta nel consiglio comunale Il nipote Matteo, che ne ha seguito le orme politiche, vuole scriverne la biografia
MASSA COZZILE
Ciao maestra. È questo il saluto più ricorrente che si legge sui social dopo la morte di Vivetta Giovacchini. Era infatti stata insegnante per generazioni di bambini alle elementari di mezza provincia: a San Marcello, a Ponte di Mingo nel comune di Ponte Buggianese, a Cerbaia di Lamporecchio, a Malocchio, a Villa Ankuri, ma soprattutto alle scuole di Margine Coperta, la frazione dove ha peraltro sempre vissuto, dopo essere nata (nel 1930) in una famiglia di contadini di Traversagna.
Vivetta ha vissuto da protagonista quasi tutto il secolo scorso: dai difficili anni del secondo conflitto mondiale (con il padre Primo chiamato a combattere al fronte e poi tornato a casa a piedi dalla Liguria), agli studi proseguiti caparbiamente fino alle magistrali alla Don Bosco, per arrivare al sogno che si avverava: l’incarico di formare le nuove generazioni, con le scuole raggiunte talvolta a piedi, altre volte a bordo di uno scassato motorino Garelli. Ma Vivetta è stata importante per la sua comunità anche per il suo forte attivismo politico.
«Iscritta al Pci, fu la prima donna a essere eletta, nel 1975, in consiglio comunale a Massa e Cozzile, con l’allora sindaco Mario Bonelli», dice l’attuale primo cittadino Marzia Niccoli. Una “eredità”, quella della passione politica, lasciata al nipote Matteo Brizzi (23 anni), consigliere comunale di Italia Viva. Che già da qualche tempo aveva iniziato a scrivere la biografia della nonna e che presto diventerà un libro dal titolo “La donzelletta vien dalla campagna”
«Il sabato del villaggio era infatti una delle poesie preferite da nonna Vivetta», ricorda Matteo, uno dei cinque nipoti (con Roberta, Federico, Cristiano ed Erika), nati dalle figlie Mariella e Nadia.
«Mia nonna – dice ancora Brizzi – era conosciuta in tutto il paese per la loquacità e per il suo desiderio di attaccar bottone. Ha sempre amato la cultura e poco prima di essere colpita dall’Alzheimer, un po’ per passatempo, un po’ per dar sfogo alla passione per la scrittura, ha iniziato a scrivere, raccontando la sua straordinaria vita. È la storia di una donzelletta che vien dalla campagna, di un mondo contadino subalterno, ai margini della Storia, quella ufficiale. Un mondo che, nella sua rustica arretratezza, si fa portatore di valori e principi tanto preziosi quanto in via d’estinzione. È la storia di una famiglia, composta da ben 11 elementi, che tenta di svegliarsi dall’incubo della guerra. Ed è la storia di un sogno, quello di continuare a studiare per dedicarsi all’ars docendi, che tra privazioni e sacrifici diventa infine realtà». Ma è anche un po’ la storia di tutti gli italiani, un popolo capace da sempre di fare di necessità virtù, di trasformare un problema in una soluzione. Nel Dopoguerra come ai tempi del coronavirus. —
David Meccoli
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