David, quello spirito libero che amava raccontare lo sport
Nell’aprile di due anni fa moriva il collega Ignudi, già collaboratore del Tirreno. Cronista appassionato e tenace, era volontario alla Misericordia di Pieve a Nievole
PIEVE A NIEVOLE. Ci sembra ancora di vederlo. Il passo sempre trafelato, borbottando e scuotendo il capo con l’immancabile agenda sottobraccio. Sull’orario, giocava sempre d’anticipo, fosse una partita di calcio o di basket, e prendeva sempre una distinta in più delle formazioni, magari per qualche collega che arrivava invece all’ultimo minuto (vedi chi scrive, nda).
L’espressione crucciata, quasi cupa, e la perenne vis polemica mai facevano da maschera allo spirito libero, genuino, e all’animo sensibile di David Ignudi, 48 anni, giornalista, figura di grande spessore umano, attaccato ai sani valori di un tempo, morto il 2 aprile di due anni fa. Un amico ed un collega preparato, disponibile, buono d’animo ed attivo anche nel sociale in quanto volontario alla Misericordia di Pieve a Nievole. Ignudi aveva iniziato a scrivere nel 1989 nella redazione del “Tirreno” in corso Roma a Montecatini, giovanissimo, per passare, pochi anni dopo, alla “Nazione”
. Per un trentennio aveva raccontato nei minimi particolari – con precisione certosina, passione e dovizia di dati – fatti e personaggi legati allo sport valdinievolino e non solo. Orgoglioso e tenace, metteva il cuore e il cervello nella scrittura. Con lirica asciutta, senza essere mai accomodante ma senza andare smaccatamente fuori dalle righe, era nemico del presenzialismo e dell’essere protagonista. Gli volevano tutti un gran bene e non poteva essere diversamente. Ci ha lasciato due anni fa, improvvisamente e prematuramente, davanti al fedele computer mentre controllava ancora una volta risultati, tabellini e le distinte delle squadre. Ora, ogni domenica, se possiamo, prendiamo una distinta in più: potrebbe servire a chi arriva tardi.
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