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il ricordo 

David, quello spirito libero che amava raccontare lo sport

Roberto Grazzini
David, quello spirito libero che amava raccontare lo sport

Nell’aprile di due anni fa moriva il collega Ignudi, già collaboratore del Tirreno. Cronista appassionato e tenace, era volontario alla Misericordia di Pieve a Nievole 

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PIEVE A NIEVOLE. Ci sembra ancora di vederlo. Il passo sempre trafelato, borbottando e scuotendo il capo con l’immancabile agenda sottobraccio. Sull’orario, giocava sempre d’anticipo, fosse una partita di calcio o di basket, e prendeva sempre una distinta in più delle formazioni, magari per qualche collega che arrivava invece all’ultimo minuto (vedi chi scrive, nda).

L’espressione crucciata, quasi cupa, e la perenne vis polemica mai facevano da maschera allo spirito libero, genuino, e all’animo sensibile di David Ignudi, 48 anni, giornalista, figura di grande spessore umano, attaccato ai sani valori di un tempo, morto il 2 aprile di due anni fa. Un amico ed un collega preparato, disponibile, buono d’animo ed attivo anche nel sociale in quanto volontario alla Misericordia di Pieve a Nievole. Ignudi aveva iniziato a scrivere nel 1989 nella redazione del “Tirreno” in corso Roma a Montecatini, giovanissimo, per passare, pochi anni dopo, alla “Nazione”

. Per un trentennio aveva raccontato nei minimi particolari – con precisione certosina, passione e dovizia di dati – fatti e personaggi legati allo sport valdinievolino e non solo. Orgoglioso e tenace, metteva il cuore e il cervello nella scrittura. Con lirica asciutta, senza essere mai accomodante ma senza andare smaccatamente fuori dalle righe, era nemico del presenzialismo e dell’essere protagonista. Gli volevano tutti un gran bene e non poteva essere diversamente. Ci ha lasciato due anni fa, improvvisamente e prematuramente, davanti al fedele computer mentre controllava ancora una volta risultati, tabellini e le distinte delle squadre. Ora, ogni domenica, se possiamo, prendiamo una distinta in più: potrebbe servire a chi arriva tardi.

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