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Minaccia di morte la madre per avere i soldi: in carcere

m.d.
Minaccia di morte la madre per avere i soldi: in carcere

Accusato di maltrattamenti ed estorsione dopo le indagini dei carabinieri il cinquantenne era già stato condannato per gli stessi reati due anni fa

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PESCIA

«Dammi i soldi che mi servono... Se vado in galera ti levo dal mondo, ti dò una coltellata... Non andare dai carabinieri se no ti faccio del male...». A niente erano servite le precedenti denunce. E neppure la condanna a 2 anni e 4 mesi per gli stessi identici reati commessi sempre nei confronti dell’anziana madre: maltrattamenti in famiglia ed estorsione. Così, questa volta, per il 50enne nullafacente pesciatino si sono aperte le porte del carcere. Su richiesta del pm titolare della nuova inchiesta aperta nei suoi confronti, Claudio Curreli, il gip del tribunale di Pistoia, Alessandro Buzzegli, ha disposto nei confronti del figlio violento la misura cautelare più restrittiva. Prelevato a casa dai carabinieri di Pescia, è stato portato in carcere.

I fatti contestati all’uomo (di cui non pubblichiamo le generalità per non rendere identificabile la vittima) risalgono al periodo che va da inizio gennaio ad inizio marzo di quest’anno. Terrorizzata dall’eventualità che il figlio potesse farle del male, la madre non ha mai voluto sporgere denuncia contro di lui ma i carabinieri della Stazione di Pescia sono riusciti comunque a raccogliere gli elementi per farlo finire dietro le sbarre. Al centro delle continue offese e minacce nei confronti dell’anziana donna, sempre il denaro. I soldi, 10-20 euro al giorno, che l’uomo – che non ha un lavoro praticamente da 15 anni – pretendeva da lei per andarsene a bere al bar o per comprare le sigarette. E per dargli i quali la madre – che percepisce una pensione di un migliaio di euro con cui deve anche pagare affitto e bollette, nonché mantenere il figlio – era costretta a volte a risparmiare anche sulle spese per il cibo.

Una situazione insostenibile, anche per la crescente paura che il figlio potesse passare dalle minacce ai fatti. «Dalle indagini svolte – spiega il gip del tribunale – è emersa la paura della madre di denunciare il figlio per timore che questi possa divenire ancora più aggressivo e violento, fono a compiere gesti estremi ai suoi danni... Solo la misura custodiale in carcere metterebbe la vittima al riparo dal pericolo di violente ritorsioni». —

m.d.

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