Il presidio
Addio a Battistini, una vita al Grand Hotel Nizza
A sessant’anni ha dovuto arrendersi alla malattia, in tanti lo piangono e lo ricordano per la sua capacità di sdrammatizzare
MONTECATINI. Se c’era una persona capace di esorcizzare e sdrammatizzare magistralmente le negatività della vita con una semplice battuta o una geniale “zingarata” quello era Enrico Battistini, per tutti “Zico”, pievarino di Via Nova, borgo natio e di crescita. Lo ha fatto, in maniera esemplare anche nei riguardi della malattia contro cui ha lottato a viso aperto per tanti lunghi anni in quell’estenuante andirivieni fra l’ospedale a Milano e la Valdinievole. Ha sopportato tanto, sempre col sorriso sulle labbra e l’espressione fra l’ironico ed il “meleggiante”, con estrema dignità, tenendo sempre attive pure le relazioni interpersonali e le amicizie.
Negli ultimi tempi però la sua forte fibra e lo spirito di eterno guascone erano stati duramente provati dall’ennesimo contrattacco del male. Purtroppo c’è stata la resa definitiva, a 60 primavere da poco compiute, fra le ovattate mura del suo “eremo” di Sorana, ove risiedeva da diverso tempo.
Già ai tempi dell’Istituto Alberghiero, istrionico e vulcanico studente era una sorta di capo carismatico fra i ragazzi. Tanti gli aneddoti che lo circondano a cominciare dal soprannome del fuoriclasse del football brasiliano, Zico appunto del quale aveva il tocco vellutato e l’inventiva non solo calcisticamente parlando quanto nel quotidiano. Dopo il diploma, vestendo la maglia del Via Nova, squadra amatoriale, aveva alzato tanti trofei fino al titolo regionale Uisp, conquistato nei primi anni 80 allo stadio Strulli di Monsummano nella finale contro il pluridecorato Bar Azeglio Empoli. La gara finì in parità e lui segnò uno dei rigori decisivi. In rosa c’erano il fratello Luciano, Osvaldo Romani, attuale presidente dei Giovani Via Nova, l’inossidabile Paolo “Ringo” Romani, Baronti, Artiglieri, Bonelli, Lenzi, Basile e via discorrendo.
Enrico sapeva far gruppo, in virtù della contagiosa ed innata simpatia, trovandosi a proprio agio tra le persone. Lo dimostrerà a seguire nel trentennio passato dietro il bancone del Grand Hotel Nizza & Suisse in viale Verdi, a fianco dell’amico e collega Walter Spadoni, quale impeccabile concierge e segretario, compito svolto con grande professionalità, disponibilità, discrezione e savoir faire, secondo i dettami della “vecchia scuola” di Nerio Natalini, suo guru ed insegnante all’Alberghiero.
Il rapporto che sapeva instaurare col cliente era confidenziale quanto basta, ma mai fuori dalle righe e nel massimo rispetto dei ruoli. Stesso discorso riguardo al personale che trascinava in cene e bisbocce. È proprio nel quattro stelle cittadino di fronte alle Terme Excelsior che incontra nel 1997 la statunitense Libby. È amore a prima vista. Assieme all’adorata consorte a piangerlo sono il figlio Luciano, la sorella Laura ed i nipoti.
Non ci saranno le esequie funebri, come da recenti disposizioni ministeriali.
Tuttavia col cuore e col pensiero saranno assieme ai familiari coloro che lo hanno conosciuto, che hanno riso alle sue battute ed apprezzato la genuinità di spirito di questa splendida persona. Ciao Enrico.
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