Il Tirreno

Montecatini

In trecento guidati da Pucci-Leonida, come gli spartani alle Termopili

di Paolo Nencioni
L'albergatore Stefano Pucci parla durante la manifestazione di Firenze (foto Nucci)
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L'albergatore Stefano Pucci parla durante la manifestazione di Firenze (foto Nucci)

La spedizione dei montecatinesi a Firenze per difendere le Terme non deve essere solo una battaglia di testimonianza

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MONTECATINI. Erano trecento, come gli spartani alle Termopili, i montecatinesi che ieri mattina, 10 febbraio, si sono presentati davanti alla sede della giunta regionale per chiedere il salvataggio delle Terme. E a ben guardare non si tratta né di una semplice coincidenza, né di un’assonanza (tra le Terme e Termopili), perché anche quella di Montecatini è una battaglia di resistenza, come lo fu nel 480 avanti Cristo quella dei trecento guidati da Leonida contro l’enorme esercito persiano di Serse. Ma sarebbe opportuno che la similitudine si fermasse qui, per evitare che la manifestazione di Firenze non diventasse poi una battaglia di eroica ma alla fine inutile testimonianza, come appunto accadde agli spartani alle “porte calde”, che riuscirono soltanto a rallentare l’esercito nemico, lasciando ai posteri la memoria del loro valore.

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Ai montecatinesi non interessa la gloria, guardano al presente e al prossimo futuro di un settore, quello termale, che non è solo una parte importante della comunità: ne è l’anima. Detta in altre parole, se chiudono le Terme chiude la città, portandosi dietro i negozi, gli alberghi e tutto l’indotto di migliaia di persone che gira intorno alle cure idropiniche, al wellness, alla riabilitazione.

Ecco perché Stefano Pucci, l’albergatore che ha organizzato la manifestazione, si è presentato ieri mattina in piazza Duomo col cipiglio di un Leonida del terzo millennio, con la camicia aperta sul petto e l’immancabile “zuccotto” da condottiero, anche se poi ha usato toni tutto sommato pacati. Ma non ha rinunciato a rivendicare l’orgoglio di far parte di una comunità conosciuta fuori dai confini regionali o nazionali, raccontando una storiella di quando era poco più di un ragazzo e a New York si trovò a pranzare coi genitori al Le Cirque di Sirio Maccioni, un altro montecatinese che sapeva guardare oltre il Serravalle. «C’era Dustin Hoffman e ci presentarono – ha ricordato Pucci – Quando mi chiese da dove venissi, io gli risposi da Firenze. E subito Sirio mi dette un “paccone” sul collo. Da quel giorno ho sempre detto che vengo da Montecatini Terme...».

Ecco, i manifestanti che ieri mattina hanno dribblato anche i guasti sulla linea ferroviaria per farsi sentire a Firenze rivendicano questa peculiarità, che non è solo campanilismo. È la consapevolezza di vivere in un posto, Montecatini, che non è e non si sente una delle tante città dove si possono fare cure termali, ma è invece un marchio di fabbrica, un posto che ambisce a diventare patrimonio dell’umanità Unesco e non accetta di vivere un inesorabile declino per gli errori di gestione delle Terme fatti in passato o per le promesse di investimenti non mantenute da chi è ancora alla guida della Regione. Questa gente sente di aver ancora delle buone carte da giocare e vuole giocarsele fino in fondo.

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