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Larciano, 450 senza medico di base, l’ira del sindaco contro l’Asl

Martina Trivigno
La Casa della salute a Larciano
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La Casa della salute a Larciano

Il sindaco Lisa Amidei e l’amministrazione puntano il dito contro la funzionalità della struttura

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LARCIANO. «I cittadini di Larciano non sono di secondo ordine. Sono 6.400 abitanti, ma tutti ugualmente bisognosi di risposte, specie in ambito sanitario». . Gli abitanti di Larciano – e in particolare 450 mutuati rimasti senza medico di base – si sentono abbandonati, certo. Ma anche inascoltati. Perché le loro molteplici segnalazioni, inviate all’Asl Toscana Centro, sono cadute nel vuoto. Senza una risposta, appunto. Mentre la rabbia cresce. «La nostra Costituzione recita che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti – scrivono – Si tratta, quindi, di trovare le forme giuste perché se ne esplichi lo spirito e, non solo, misurare la qualità del servizio e capire se ci sia equità di accesso. In questo ambito trovano il senso le Case della salute, presidi territoriali sempre aperti, sedi pubbliche dove dovrebbero convivere i servizi che erogano prestazioni sanitarie e sociali per una determinata e programmata porzione di popolazione».

«E le figure di riferimento – proseguono i cittadini – sono i medici medicina generale (presenza “sine qua non”), specialistica ambulatoriale e sociale con le funzioni di continuità assistenziale, integrazione territoriale e di competenze come filtro della salute pubblica e risposta vicina ai bisogni della cittadinanza». Peccato che queste condizioni – secondo quanto raccontato dai cittadini – non si realizzino alla Casa della salute di Larciano, inaugurata nel 2017. E adesso il sindaco Lisa Amidei e l’amministrazione puntano il dito contro la funzionalità della struttura, denunciando che, «oltre a non brillare in quanto a risposte mirate quali quelle specialistiche e infermieristiche, ora vengono messi al bando 450 mutuati che dal 1° gennaio rimangono scoperti del medico di base».

«Riconosciamo – proseguono – e riteniamo sacrosanto il diritto di un professionista di spostarsi su piazze più ampie o più favorevoli; non accettiamo, però, la mancata risposta dell’ente erogatore del servizio. Viene a tutti da pensare che le persone e gli enti preposti abbiano perso il controllo sul lavoro di concertazione per la gestione e programmazione degli interventi».

«Da ottobre – sottolinea la prima cittadina – il medico ha fatto sapere che si sarebbe trasferito altrove: come si può arrivare al primo di gennaio e chiedere agli assistiti di recarsi nei comuni di Lamporecchio e Monsummano fino alla risoluzione del vuoto? Le procedure sono note: l’iter non è breve, ma un sostituto poteva tamponare in modo meno negativo il problema del momento».

Da qui la richiesta dei larcianesi: «Chiediamo all’Asl di rimboccarsi le maniche e destinare, alla Casa della salute, risorse e professionalità adeguate ai bisogni della cittadinanza, nel rispetto di quanto stabilito in fase di progettazione. Al sindaco chiediamo di continuare a usare tutte le forme di richiesta, attacco, collaborazione e informazione che consentano, quanto prima, la risoluzione del problema, ma che, soprattutto, rendano merito alla Casa della salute in quanto tale».

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