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Addio a Giacomelli i nazisti trucidarono i suoi parenti

Martina Trivigno
Addio a Giacomelli i nazisti trucidarono i suoi parenti

Quando ci fu la strage del Padule, lui era in Germania dove era stato deportato Al ritorno trovò vivi soltanto il padre e un fratello

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PIEVE A NIEVOLE. C’era pure la sua firma su quella lettera inviata, nel dicembre di quest’anno, al governatore Enrico Rossi per chiedere alla Regione Toscana di fare causa alla Germania per ottenere i risarcimenti per le vittime dell’Eccidio del Padule di Fucecchio. Se n’è andato nei giorni scorsi, all’età di 97 anni, Bruno Giacomelli. Lui era deportato in Germania quando la furia nazista si abbatté sulle zone esterne del Padule, compiendo la tragica e dolorosa strage del 23 agosto 1944 in cui persero la vita 174 civili tra donne, anziani e bambini: tra questi c’erano anche sua madre, tre fratelli e altri parenti. Ieri, nella chiesa dei Santi Pietro apostolo e Marco evangelista, il commosso addio a Giacomelli, che abitava proprio a Pieve a Nievole.

«Il giorno dell’Eccidio mi trovavo prigioniero in Germania – aveva raccontato Giacomelli – Quando sono tornato a casa ho trovato soltanto mio fratello e il mio babbo vivi, che mi hanno raccontato quello che era successo».

È un grande vuoto quello che il 97enne lascia nella comunità, come spiega la sindaca pievarina, Gilda Diolaiuti. «Con Bruno se ne va un pezzo di storia del nostro territorio – ricorda la prima cittadina – In passato, qualche volta, ha pure partecipato agli incontri organizzati con i ragazzi delle scuole di Pieve a Nievole. È importante, infatti, tenere viva la memoria. Educare le giovani generazioni per far sì che episodi tragici, proprio come l’Eccidio del Padule di Fucecchio, non si ripetano più. Così come è fondamentale portare avanti questo lavoro con i giovani».

«Nel frattempo – conclude Diolaiuti – conserveremo nella nostra comunità il ricordo di Bruno Giacomelli perché continui a essere un esempio per tutti noi. Ci mancherà molto». –

Martina Trivigno

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