I lavori del sottopasso preoccupano il comitato per il territorio di Pieve
PIEVE A NIEVOLE. Il maltempo dei giorni scorsi ha dimostrato ancora una volta la fragilità del nostro territorio: al di là del sottopasso di via Buonamici, “siamo certi che non vi siano soluzioni migliorative per favorire il raddoppio della ferrovia, il rispetto del territorio e che garantiscano l’incolumità dei cittadini?”.
È quanto si chiede il Comitato per il territorio di Pieve a Nievole, che ritiene “doveroso richiamare l’attenzione sulle modalità con cui vengono eseguiti i lavori”.
Il Comitato parla prima delle proteste in atto a Serravalle (con “detriti che si riversano sulla viabilità”) e Pistoia ( “sottopasso a Spazzavento? Allagato”), per poi riportare alcune conseguenze dei lavori della galleria (“Un’abitazione ha avuto uno scivolamento di 10 cm”).
“Immaginiamo – scrive il Comitato – che tutti questi incidenti denotino da parte di Rfi lo scarso studio degli aspetti idrogeologici legati alla natura del territorio. A Pieve sembra che siano partiti i lavori per il sottopasso pedonale di via Buonamici e chiediamo la massima attenzione per il rispetto del territorio con opere adeguate e non pericolose”.
Il Comitato chiede pertanto alle istituzioni se “si ritiene ancora possibile realizzare in sicurezza il sottopasso anche in condizioni meteorologiche avverse e con rischi idrogeologici in zona rossa, che tutti sappiamo costantemente allagata in caso di piogge intense”.
Secondo il Comitato, Rfi ha scritto che “gestisce solo infrastrutture ferroviarie” e quindi pone due quesiti: “A chi spetteranno le responsabilità anche economiche successive ai lavori, dal momento che Rfi li avrà conclusi? L’ente locale si è domandato ciò che potrebbe accadere nel futuro di fronte a questa opera, che ribadiamo necessaria, ma nel contempo inidonea come metodologia realizzativa per un territorio che presenta criticità idrogeologiche?”.
“Intanto – conclude la nota – un’altra giornata di maltempo mostra tutta la fragilità del territorio. Assistiamo impotenti a ciò che sta avvenendo per le scelte irrazionali del passato oltre che per leggi scellerate, e il totale abbandono delle opere di manutenzione di terreni, canali e fossi hanno fatto il resto. Auspichiamo che le nuove generazioni di amministratori siano più responsabili, altrimenti continuare a perseguire queste metodologie operative risulterà un delitto contro il territorio e chi ci vive”. —
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