Il Tirreno

Montecatini

Scagionato dopo undici anni dall’accusa di violenza sessuale

Massimo Donati
Gli avvocati Elena Baldi e Fausto Malucchi, difensori dell'imprenditore
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Gli avvocati Elena Baldi e Fausto Malucchi, difensori dell'imprenditore

Con la condanna definitiva e il mandato di cattura contro il piccolo imprenditore residente a Lamporecchio
la ex fidanzata si pente, va in procura e confessa: si era inventata tutto

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LAMPORECCHIO. L’aveva saputo dal giornale di essere stato denunciato. Accuse pesanti quelle messe nero su bianco dalla ex fidanzata in tre querele presentate a ritmo serrato una dietro l’altra: molestie, lesioni personali e, soprattutto, violenza sessuale. Per le quali era stato condannato in tutti e tre i gradi di giudizio. Ingiustamente. Perché quelle accuse, la ragazza, allora 17enne, se le era inventate per vendetta.

Dopo undici anni, per il giovane imprenditore lamporecchiese l’incubo è finito grazie a una sentenza della Corte d’appello di Genova: assolto perché il fatto non sussiste; revocata la condanna definitiva a 5 anni e 8 mesi di reclusione.

L’odissea del 34enne di origini albanesi, che a Lamporecchio aveva una piccola azienda edile, inizia nell’estate 2007. Quando ad agosto, per le ferie, torna in patria a trovare la famiglia. E là trova una sorpresa. Anzi, un matrimonio a sorpresa: il suo. Il padre, come da tradizione, gli ha trovato una moglie e ha già organizzato cerimonia, festa e quant’altro. Lui non può che obbedire, anche se in Italia, a Lucca, ha una fidanzata – anche lei albanese – che ama e con cui sta da molto tempo. E alla quale, quando torna a casa, non dice nulla: non trova il coraggio di dirle che ora ha una moglie.

Ma lei lo scopre da sola, il febbraio successivo: i due sono in auto, lui scende per comprare le sigarette, lascia lì il cellulare, che squilla; la ragazza risponde e si trova a parlare con una donna che sostiene di essere la moglie del suo fidanzato. E succede il finimondo.

Di fronte a quella scoperta scioccante, la ragazza, allora non ancora maggiorenne, per pochi mesi, decide di vendicarsi, accusando l’ex di averla violentata, molestata, di averle addirittura spento una sigaretta su un braccio. La procura di Lucca apre un fascicolo, ritiene la presunta vittima attendibile, così come i giudici del tribunale, che condannano il piccolo imprenditore a 6 anni. Il giovane non si dà per vinto.

E così i suoi avvocati, Fausto Malucchi ed Elena Baldi, che nel processo avevano presentato anche prove pesanti a discarico: il passaporto con i timbri di entrata e di uscita dall’Italia per dimostrare che nei giorni di alcuni dei reati contestati l’imputato si trovava in Albania. Invano.

Si arriva al novembre 2015, alla condanna definitiva. Sembra non ci siano più speranze: il giovane albanese si dà alla latitanza. Ma arriva il colpo di scena. Dal proprio avvocato la ex fidanzata apprende del mandato di cattura e ha una crisi di coscienza. Rischia grosso, addirittura il carcere, ma va in procura a Lucca e confessa: si è inventata tutto. Al tribunale dei minori di Firenze inizia un processo per calunnia aggravata: la ragazza viene condannata ma ottiene il perdono giudiziario, per il suo pentimento. Forti di tale sentenza gli avvocati dell’imprenditore impugnano la condanna definitiva davanti alla Corte d’appello di Genova, competente per simili revisioni di giudizio. E finalmente ottengono giustizia. 

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