Si sfidano armati in mezzo alla strada per un regolamento di conti: arrestati
In cella un italiano residente a Pescia e un albanese, un agente ha sparato per fermarli. Nelle loro case pistole, fucile e katane
La lite e le urla ci potevano pure stare come colonna sonora all’ora di pranzo nel cuore del quartiere popolare del Cep a Pisa, a due passi dal supermercato Conad.
Quando, però, uno dei due contendenti ha estratto una pistola, una residente attirata alla finestra dalle grida ha chiamato il 113 descrivendo una scena che ha fatto precipitare le volanti del pronto intervento in via Sanzio.
Uno, italiano, sui 40 anni, falegname a Massa e residente a Pescia, non è scappato e ha mostrato la pistola (una Beretta) ai poliziotti scandendo bene le sue intenzioni: «Non fatemi niente».
L’altro, albanese, poco più vecchio del suo avversario di strada, residente al Cep, ha iniziato una fuga interrotta da una serie di colpi - almeno 3-4 - sparati in aria da un agente.
L’albanese nel tentativo di scappare è inciampato ed è caduto malamente. È stato portato al pronto soccorso prima di finire in questura a fare compagnia all’italiano.
Il duello armato èandato in scena poco prima dell’una di un venerdì 13 nel parcheggio del supermercato si è concluso senza feriti, ma con due arresti per porto e detenzione abusiva di armi.
La polizia non ha sequestrato solo le pistole trovate addosso ai due fermati, una Beretta per l’italiano e una Magnum 357 per l’albanese.
Dopo l’intervento delle volanti, rapide ed efficaci nel bloccare la lite che stava degenerando in scontro armato, l’indagine è stata presa in carico dalla squadra mobile guidata da Fabrizio Valerio Nocita.
I due sono stati portati in questura per l’identificazione. Sul posto, in viale Michelangelo, è stato trovato il furgone in uso al 40enne pesciatino, intestato a una società. I poliziotti lo hanno portato in caserma per una perquisizione più approfondita.
Il passaggio successivo è stato quello delle perquisizioni. A casa dell’albanese, precedenti anche per spaccio, in un appartamento del Cep, sono state trovate ben quattro katane e un pugnale.
Ma è stato il controllo sull’italiano a fornire i risultati più utili anche per procedere all’arresto con argomenti solidi.
A Massa, luogo di lavoro dell’artigiano residente a Pescia che ha avuto a che fare con la giustizia, soprattutto per episodi di estorsione, gli agenti della mobile si sono imbattuti nella solita katana, in un revolver Smith & Wesson calibro 38, in un silenziatore e in un fucile a canne mozze calibro 12.
Tutte armi con matricola abrasa che l’uomo non poteva oltretutto detenere per la sua condizione di pregiudicato.
Concluse intorno alle sei del pomeriggio le perquisizioni domiciliari e nel laboratorio del falegname, gli investigatori hanno avvertito il magistrato di turno, Miriam Pamela Romano per l’arresto in flagranza di reato dei due protagonisti di una lite che alla fine ha inguaiato entrambi.
In serata sono stati trasferiti al carcere pisano Don Bosco in attesa dell’interrogatorio di convalida davanti al gip, che si terrà tra lunedì e martedì sempre in carcere.
Neutralizzati gli effetti di un diverbio che dal muscolare era diventato a mano armata, gli investigatori hanno cercato di capire le origini del dissidio all’origine dello scontro.
Da quello che è stato possibile ricostruire i due si erano dati appuntamento al Cep. Cosa li legasse è un passaggio della storia che ancora deve essere approfondito.
Di sicuro c’era un interesse economico a fare da collante e, con il senno di poi, da detonatore a una lite che, in assenza di armi, si sarebbe limitata al massimo a una scazzottata.
Conti in sospeso, guadagni illeciti da spartirsi che non hanno trovato quello che poteva essere considerato l’equo compenso per un affare concluso insieme, debiti contestati e non pagati.
Le ipotesi sono varie e, considerati precedenti di entrambi, dallo spaccio all’estorsione, il contesto che ha acceso la miccia della discussione naufragata in minaccia armata pare essere quello della microcriminalità. —
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