Il Tirreno

Montecatini

operazione carapace 

Preso un altro spacciatore della banda dei giardinetti

Massimo Donati
La conferenza stampa dei carabinieri nel marzo scorso in cui si annunciava l’operazione (Foto Gori)
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La conferenza stampa dei carabinieri nel marzo scorso in cui si annunciava l’operazione (Foto Gori)

Montecatini, il 26enne nigeriano era sfuggito al blitz dei carabinieri che lo scorso marzo avevano arrestato otto suoi connazionali al termine di un anno di indagini

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MONTECATINI. All’inizio dello scorso marzo era sfuggito alla cattura. Riuscendo a passare il confine e a raggiungere la Germania. Ma la mano della giustizia italiana è arrivata anche lì. E colpito da un mandato di cattura europeo, è stato arrestato, per poi essere estradato e preso in consegna dalla polizia all’aeroporto di Fiumicino. A finire in carcere venerdì scorso, Anthony Joseph, nigeriano di 26 anni, uno dei componenti della banda di spacciatori sgominata dai carabinieri della Stazione di Montecatini al culmine dell’Operazione Carapace.. Nei confronti del giovane era stata emessa inizialmente la misura cautelare degli arresti domiciliari, tramutata però adesso in quella della custodia in carcere in quanto in Italia non ha un domicilio dove possa essere ristretto.

Dodici in tutto le ordinanze cautelari emesse dal gip del tribunale di Pistoia lo scorso marzo : 6 in carcere, 4 ai domiciliari e 2 divieti di dimora in provincia. Cinque delle quali (4 in carcere e una agli arresti domiciliari) erano state eseguite immediatamente tra Montecatini e Ponte Buggianese, dove gli spacciatori avevano costituito le proprie basi operative. Tre ricercati erano stati acciuffati nei giorni successivi.

Le indagini erano partite nel novembre 2017 grazie alle segnalazioni di alcuni genitori di una scuola elementare, che, nei giardinetti nei pressi dell’Esselunga di Montecatini, avevano notato un via vai sospetto di giovani di colore. E con oltre un anno di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni, gli investigatori della Stazione – diretti dal luogotenente Biagio D’Errico e dal suo vice Francesco Marraccini (oggi comandante della Stazione di Pescia) sono riusciti a documentare più di 2.500 cessioni di eroina e marijuana, per un valore di circa 100.000 euro. Il nome dato all’operazione – “Carapace” – deriva dal modo in cui venivano confezionate le dosi: uno strato di plastica preso da un sacchetto della spesa, uno di carta igienica e uno di domopak. Una sorta di carapace, appunto, in grado di resistere in caso di ingestione. E di sfuggire, per via dei materiali utilizzati, ad eventuali radiografie.

I componenti della banda le palline di droga le tenevano infatti nascoste in bocca, confezionate con quel triplo strato protettivo in modo da poter essere ingoiate in caso di emergenza. E passate con un bacio all’acquirente, anche lui consapevole di dover buttar giù la dose alla vista delle forze dell’ordine.

Altra caratteristica della banda era quella di avere dei biglietti da visita scritti a penna da far girare fra i clienti. Col nome dello spacciatore e il nuovo numero di telefono da contattare a partire da un certo giorno in poi. E fino a quando quel cellulare usa e getta fosse rimasto attivo. Prima di passare al successivo. Il tutto per cambiare di volta in volta i luoghi degli appuntamenti ed eludere così i controlli da parte delle forze dell’ordine.

In azione, assieme ai militari della Stazione di Montecatini, all’alba del 2 marzo scorso, decine di colleghi della locale Compagnia, del comando provinciale e del Nucleo cinofili di stanza a San Rossore.

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