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Montecatini

Minacce di morte alla ex nonostante l’inchiesta

Massimo Donati
Minacce di morte alla ex nonostante l’inchiesta

Dopo due anni di convivenza a Ponte Buggianese in un crescendo di continue offese e aggressioni non è bastata la richiesta di rinvio a giudizio a fermarlo: scatta la misura cautelare

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PONTE BUGGIANESE. Schiaffi, cazzotti, calci. Quasi tutte le sere. In una escalation di soprusi e di violenze iniziati un paio di mesi dopo che la ragazza aveva accettato di andare a convivere con quello che credeva fosse l’uomo della sua vita. E che, invece, l’alcol e una gelosia morbosa, aveva trasformato in un mostro. Che, a quanto pare, non si è ravveduto neppure dopo la fuga della giovane vittima dalla casa di Ponte Buggianese, la denuncia, l’inchiesta della procura e la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di maltrattamenti in famiglia. Visto che, dopo aver scoperto che la sua ex aveva una nuova relazione sentimentale, il 14 agosto scorso ha pensato bene minacciarla con un sms assai esplicito: “Oggi sono andato in chiesa e ho giurato al Signore che io pagherò con la condanna ma tu con la vita”.

Ed è per questo che, con procedura d’urgenza, nei confronti del giovane (non ancora trentenne, non ne pubblichiamo le generalità per non rendere identificabile la vittima) è scattata la misura cautelare del gip del tribunale di Pistoia. Che, su richiesta della procura, ha disposto il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla sua ex e dai luoghi da lei frequentati, nonchè quello di comunicare con lei con qualunque mezzo. Specificando che qualora dovesse trasgredire minimamente alle restrizioni per lui ci sarebbe l’arresto.

Dopo quasi due anni di convivenza, la giovane donna aveva trovato il coraggio di denunciare il suo compagno soltanto nel gennaio scorso, quando, presa per l’ennesima volta a calci e pugni su tutto il corpo (nonostante la presenza in casa della suocera) nel cuore della notte aveva telefonato in lacrime alla madre affinché la portasse via da lì. Accompagnata all’ospedale (dove era stata medicata, con una prognosi di tre giorni), per la ragazza era scattato il “Codice rosa” e due giorni dopo la sua denuncia era stata raccolta dai poliziotti del commissariato di Pescia. Ai quali aveva raccontato la sua odissea. Di come già un paio di mesi dopo l’inizio della convivenza fossero cominciate le offese, le minacce, in concomitanza con l’inizio dell’abuso di alcol da parte del compagno. Una situazione che era degenerata poi negli ultimi tre mesi. Quasi tutte le sere, senza alcun motivo, schiaffi, cazzotti e calci. E minacce: lei era sua e doveva restare chiusa in casa. Fino ad arrivare alla nottate del 18 gennaio, in cui la ragazza aveva trovato la forza di andarsene da quell’inferno.

Gli investigatori del commissariato avevano poi trovato conferme a quel racconto nella testimonianza della madre della ragazza. A cui, nonostante le avesse più volte chiesto il perché di quei lividi sul volto e sulle braccia, solo nell’agosto precedente la vittima aveva confidato che erano i segni delle percosse subite dal compagno. Sperando che la situazione potesse migliorare. Ma così non era stato.

Dopo la conclusione delle indagini, per il giovane, difeso dall’avvocato Massimo Parenti del foro di Pisa, è arrivata, all’inizio di agosto, la richiesta di rinvio a giudizio. —

Massimo Donati
 

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