Il Tirreno

Montecatini

padule di fucecchio/1 

Cinghiali, Legambiente annuncia azioni legali contro gli abbattimenti

Luca Signorini

2 MINUTI DI LETTURA





Ponte Buggianese. Ha scoperto una pentola da tempo in ebollizione l'autorizzazione concessa dalla Regione Toscana alla caccia ai cinghiali (iniziata proprio ieri) dentro la riserva naturale La Monaca-Righetti, all'interno del Padule di Fucecchio. Dopo l'associazione Amici del Padule, adesso c'è Legambiente Toscana che minaccia azioni legali «a tutela della fauna presente, danneggiata dal disturbo incautamente provocato».

«Da anni assistiamo ai più disparati attacchi alla biodiversità del Padule di Fucecchio», scrive il circolo della Valdinievole. Che annuncia di aver presentato «un piano serio ed efficace per il contenimento vero degli ungulati con gabbie trappola». Una proposta non accolta, perché «il partito “della doppietta”, composto da una piccola minoranza di cacciatori, magari appoggiati da qualche politico di passaggio, vuole sparare e non risolvere il problema».

La questione rischia di frantumare i già incrinati rapporti tra ambientalisti e cacciatori, oltre che tra i primi e le istituzioni. Ancora Legambiente: «La prima cosa che balza agli occhi è la totale improvvisazione dell'intervento, da realizzarsi in un'area sensibile e, attualmente, in modo particolare a causa degli effetti dei cambiamenti climatici e del periodo. Facciamo presente che ancora possono essere in atto tarde nidificazioni e comunque queste aree, a differenza del resto del Padule, mantengono delle zone allagate che danno rifugio agli acquatici, compresi gli uccelli in migrazione e provenienti da territori lontani migliaia di chilometri. Succederà che scapperanno gli uccelli acquatici, anche protetti, sensibili come tutti sanno al disturbo antropico». L'associazione accusa la Regione «di non aver fatto uno studio accurato della situazione: questo fatto contrasta fortemente con le linee guida per la gestione del cinghiale nelle aree protette, prodotte dal ministero dell'Ambiente e dall'Ispra».

«L'intervento segue una logica contraria al buon senso e ad ogni prescrizione tecnica sensata: prima si spara nelle aree protette e poi si mettono le gabbie all'esterno», rincarano la dose gli ambientalisti. Tre le richieste: fermare l'attività di contenimento ungulati, proseguire con l'operazione solo all'esterno delle aree protette «preferibilmente con mezzi non cruenti» e, in seguito a questa prima fase, intervenire nelle riserve naturali, «soltanto con metodi non cruenti e in periodi al di fuori di quello venatorio, compatibili con le attività di conservazione». Altrimenti della questione potrebbero occuparsi gli avvocati. —

Luca Signorini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera