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Gran Premio, quelle stelle che illuminavano il Sesana

Paolo Allegri
Gran Premio, quelle stelle che illuminavano il Sesana

Il primo Gp Montecatini risale al 9 agosto del 1953, il favorito si chiamava Birbone Quella volta si fece beffare ma imparò la lezione e vinse nel 1954 e nel 1955

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MONTECATINI. Era il 9 agosto del 1953: nasceva il Gran Premio Città di Montecatini. Il favorito aveva un nome che era tutto un programma, Birbone, e venti metri di vantaggio perché era italiano: regola sciovinista, che oggi è solo un ricordo. Aveva il nome giusto e quei venti metri, ma si fece fregare come un pivello da un outsider americano, Tryhussey, lanciato verso la rimonta dalle redini lunghe e sapienti del maestro napoletano Umberto D’Errico. Era la prima edizione del Città di Montecatini.

Oggi lo chiamano tutti Gran Premio di Ferragosto ed è diventato una fabbrica di miti in questa città senza dimensioni, piccola nell’estensione e grande negli eventi, vanitosa e innamorata perdutamente di se stessa. Ma anche unica, come la sua corsa più bella.

Birbone si fece beffare, quell’agosto del 1953, ma imparò la lezione e vinse due volte, nel ’54 e nel ’55. Tornese, il più grande campione espresso dal trotto italiano prima dell’era Varenne, al Sesana vinse tre volte, sempre guidato da Sergio Brighenti. Il pilota in sediolo sulla pista termale ha alzato le braccia per cinque volte, il suo grande rivale Vivaldo Baldi sette. Ineguagliabili, grandi personaggi prima e dopo le corse.

Crevalcore, il diavolo nero di Vivaldo, vinse il Gran Premio nel 1959 e nel ’61 e quando finì la carriera fu ospitato da Licia Giusti in una magnifica villa-fattoria ai margini del Padule dove poteva muoversi liberamente e mangiare ciliegie dagli alberi, come amava fare.

Il doppio successo riuscì negli anni Settanta anche all’americano Wayne Eden, passato alla storia come “il cavallo rapito”. Sparì nel nulla dopo la vittoria nella notte del Ferragosto del 1975, otto giorni dopo fu ritrovato a Montescudaio. Wayne Eden tornò a correre e a vincere da fuoriclasse straordinario.

Un altro grande americano Timothy T, il vagone nero che scese dall’aereo all’arrivo in Italia dopo una intensa carriera negli States, sembrava perso per le corse e che Giancarlo Baldi recuperò all’attività agonistica: trionfò al Sesana nell’edizione 1974 e fece tremare in una indimenticabile volata sulla pista di Modena il più forte di quell’epoca, il monumentale normanno Bellino II.

Un posto importante nell’albo d’oro va assegnato a The Last Hurrah, beniamino di casa che aveva vinto la Lotteria di Agnano e che nel 1980 vinse anche il Gran Premio sulla pista amica dopo essersi piazzato in tre precedenti edizioni.

Tanti i campioni che hanno illuminato il Sesana a Ferragosto. Il più famoso di tutti, nell’immaginario collettivo, è però uno che non vinse mai: Delfo, il cavallo delle meraviglie. La notte del Ferragosto 1977 all’ippodromo Sesana ci sono decine di ragazzi aggrappati ai rami degli alberi e il traffico resta intasato per ore: arriva Delfo, il campione del mondo, primo italiano nella storia. A New York era filato in testa e nessuno lo aveva preso più, neppure il francese Bellino che alla vigilia sembrava imbattibile. Delfo corre a Montecatini, che ha scelto come bagno di folla per il suo ritorno in Italia dopo l’impresa americana, ma rompe clamorosamente in partenza. «Voleva strafare – dice il Pilota alla fine, con un sorriso disincantato – ne sono sicuro. Ha sbagliato perché voleva vincere, sentiva che tutta quella gente era venuta per lui». —

Paolo Allegri

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