Italia
Terme, una tegola da 1,6 milioni di euro per prestazioni non pagate a un legale
L’amministratore Michelotti: la controparte è disposta a transare, cerchiamo una soluzione con la Camera di Commercio
MONTECATINI. L’amministratore unico delle Terme ribatte punto su punto sulle consulenze («Sto attento alla singola lira»), ma ora spunta fuori anche una maxi-fattura – frutto di prestazioni accumulate dal 2003 a oggi – da 1, 6 milioni di euro, che un avvocato pistoiese avrebbe presentato in Palazzina Regia. È quanto emerso ieri in commissione società partecipate, la prima sotto la presidenza di Simone Magnani, M5S (nominato anche il vicepresidente: è Fabrizio Macaione), dove sono andati in scena botta e risposta su mancanza di bandi, advisor troppo vicini alle banche, eredità pesanti a causa dei tagli al personale, super-manager per le tre strutture termali pubbliche toscane e piani di risanamento stretti tra “spezzatini” e unico compratore.
Nei giorni scorsi la Corte dei conti aveva bacchettato le Terme per le troppe consulenze: 400mila euro nel solo 2018. Ma Alessandro Michelotti ha precisato che – per errore – è stato trasmesso un elenco «comprensivo anche di prestazioni relative agli anni precedenti, ma pagate nel 2018, e di incarichi conferiti nel 2019».
«In realtà – ha spiegato l’Au – nel 2018 gli incarichi si sono limitati a 242mila euro e di questi 70mila andranno alla società incaricata di redigere il nuovo piano industriale e 39mila allo studio che ha curato il passaggio dai principi contabili nazionali a quelli internazionali. Quel che resta sono consulenze, che non mi sembrano così onerose». E quei 70mila euro avrebbero potuto essere anche molti di più. «Bnl – racconta Michelotti – mi ha detto che avremmo trovato un accordo con la società che si sarebbe occupata del lavoro. Ma in un primo momento mi avevano chiesto 250mila euro e il 3-4% sulla futura vendita degli immobili. Una richiesta scandalosa: gli ho chiaramente detto se non si vergognavano, per questo. Successivamente è venuto fuori il nome della società Kon e il preventivo è sceso a 70mila».
«Un advisor imposto dalle banche? Io ne voglio uno che faccia invece gli interessi della città», ha tuonato Edoardo Fanucci (Pd). «Una società con 30 milioni di debiti e che ne fattura meno di 4, ha purtroppo poca voce in capitolo», ha risposto l’assessore al bilancio Alessandro Lumi. «Non possiamo accettare passivamente le scelte delle banche, noi abbiamo in mano la possibilità di assegnare le destinazioni d’uso agli immobili, possiamo usare gli strumenti urbanistici se le banche si mettono di traverso».
«Mi preoccupa sapere che prima si pensa a vendere gli immobili e poi a quel che vogliamo far diventare le Terme», ha aggiunto Alessandra De Paola (Pd). Ma la vera e propria “spesa pazza” viene da un’altra voce. Sulla scrivania dell’Au è infatti arrivata una lettera di un avvocato di Pistoia che ha presentato un conto dalla cifra monstre di 1,6 milioni di euro.
«La controparte – dice Michelotti – è disposta a transare per un milione, ma stiamo cercando una soluzione con la mediazione della Camera di Commercio. È imbarazzante stare attento a qualsiasi spesa e poi trovarsi di fronte a simili situazioni».
Notizia, questa, che ha fatto saltare dalla sedia Fanucci, che ha detto: «Altro che Corte dei conti: si salvi chi può! Voglio andare in fondo a questa vicenda».
«La fattura – ha risposto Michelotti – affonda radici in prestazioni fatte fin dal 2003: una situazione conosciuta da tutti».
Problemi che in futuro potrebbero essere forse evitati assegnando le consulenze con un bando pubblico, anziché con affidamenti diretti (come fatto finora), e scegliendo la migliore offerta tra quelle dei candidati. Lo hanno chiesto nel loro intervento Edoardo Fanucci e Andrea Gabbani (Forza Italia). —
David Meccoli
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