Il Tirreno

Montecatini

Un montecatinese è il presidente dei sommelier del Regno Unito

Lorenzo Mei

Andrea Rinaldi è partito 25 anni fa alla volta di Londra dove ha fatto carriera e incontrato anche la Regina

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MONTECATINI. Quando nel 1994, trentenne, Andrea Rinaldi prese un aereo per Londra, aveva alle spalle una carriera da barman. Aveva cominciato dai locali della sua Montecatini Alto, un paio in piazza (Le Maschere e Bar Giusti) e poi i due ritrovi simbolo della vita notturna alla rocca: Apogeo e Alex's Bar. A Montecatini era stato dietro al bancone dell’Angolo, altro pub storico, e del Grand Hotel Panoramic, ma arrivato nella capitale britannica dovette ricominciare da zero. «Per un anno ho fatto il lavapiatti in un ristorante, e nel frattempo ho studiato per imparare velocemente l'inglese. È stata una gavetta vera, dura», racconta seduto a un tavolo della “Rughetta" in piazza Giusti, tornato a casa per qualche giorno. Lo salutano tutti, gli chiedono notizie, e lui passa dietro al banco e prepara un Juliet’s Dream, con cui vinse il campionato inglese per barman.

A 25 anni da quella stagione vissuta con le mani immerse nel detersivo, Rinaldi è il presidente dell'Uk Somelier Association, oltre che responsabile dell’Ais, l'omologa italiana, per il Regno Unito. Si occupa dei corsi per i professionisti del vino e organizza due eventi annuali a cui partecipano oltre mille sommelier con sponsorizzazioni di tutti i migliori produttori, compresi i vip: Joe Bastianich, Gianluigi Buffon, Ronaldinho e perfino Bruno Vespa, per citarne solo qualcuno. Nel 2015 ha ricevuto la stella al merito del lavoro dal presidente della Repubblica. Prima di dedicarsi unicamente al vino, la sua passione da sempre, anche a Londra ha fatto il barman: «Conobbi l'associazione inglese dei bartender e cominciai a fare le competizioni: nel '99 vinsi il campionato nazionale e nel 2000 partecipai al mondiale a Singapore». Il Savoy, uno degli hotel più prestigiosi di Londra, è stato una tappa fondamentale: «Sono stato sommelier al River Restaurant, il top in città. A quell'epoca lavoravamo in frac, con una cucina ispirata al maestro Auguste Escoffier (chef leggendario, al Savoy a fine Ottocento, ndr), che aveva fatto scuola in Europa». Quando sono arrivato, c’erano pochissimi wine bar, e i templi del vino erano il Savoy e il Ritz, dove si servivano bottiglie costosissime, di solito francesi. A far esplodere il vino sono state le donne, che bevevano le bollicine al pub, ed è stato boom per il Prosecco». Andrea ha un curriculum straordinario nel suo settore, ed è stato uno dei tanti italiani arrivati a Londra negli ultimi decenni: «Londra per popolazione è la sesta città italiana dopo Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo: siamo seicentomila registrati, in realtà molti di più. È una capitale veloce, con grandi possibilità lavorative e di apprendimento. Sono arrivato qui con la terza media e in due anni ho fatto l'equivalente della maturità alla scuola alberghiera, poi ho preso la laurea breve in hotel and catering management».

Andrea Rinaldi ha lavorato anche al prestigioso Royal Commonwealth Society Club, di proprietà della famiglia reale. «Per due volte abbiamo avuto ospite la Regina, che però non beve in pubblico. Tra i clienti famosi serviti negli anni, da Tony Blair a Kofi Annan, da Mick Jagger a Naomi Campbell, a Cher o alla coppia allora formata da Pete Doherty e Kate Moss, c’è un aneddoto curioso. Arriva al banco un signore distinto, ordina un Pink Gin e chiede di me, dove vengo, facciamo conversazione. A un certo punto chiedo: lei invece cosa fa? E lui: il ministro della difesa. La Thatcher veniva a cena al Savoy con il marito: pasteggiando beveva una bottiglia di Borgogna bianco da sola, poi ne chiedeva una di Chivas e ne beveva un terzo». —

Lorenzo Mei

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