Bilanci in ritardo e conti in rosso per le Terme
Oltre a rilevare la grave inadempienza derivante dal rinvio nell’approvazione del rendiconto, la Corte dei Conti sottolinea carenze organizzative nella gestione delle Terme di Montecatini
MONTECATINI. “L’esame del rendiconto 2019 consentirà di verificare l’economicità e la convenienza per la Regione della decisione di non dare seguito alla liquidazione della società”. È un vero e proprio rinvio a giudizio, se non già una sentenza, la relazione del procuratore generale della Corte dei conti sulle nostre Terme.. Una mazzata tra capo e collo che segue di pochi giorni l’udienza che la stessa Corte ha dedicato al rendiconto della Regione, dove era emerso che la società di viale Verdi aveva fatto ricorso, nel solo 2018, a consulenze per un totale di 400mila euro. Vicenda, quest’ultima, che aveva fatto saltare dalla sedia il capogruppo M5S Simone Magnani, che si era subito attivato per chiedere l’accesso agli atti “per ottenere un elenco dettagliato delle consulenze con i relativi importi e le motivazioni”.
Ma ora non sono più solo le consulenze a turbare i sonni in Palazzina Regia (gli uffici della direzione aziendale sono ancora lì, in attesa di un’ordinanza di sgombero da parte dell’amministrazione comunale, proprietaria dell’immobile e in procinto di dare il via all’iter della sua trasformazione in museo). Il fuoco di sbarramento contro le Terme si fa più fitto e abbraccia aspetti che ne mettono in serio pericolo la continuità, tanto che il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Maurizio Marchetti, parla di “molti campanellini d’allarme” (ne scriviamo qui a fianco).
La Corte dei conti inizia la sua relazione ricordando come la Regione, presa da uno slancio di ripensamento sulle sorti di Montecatini (perché quando si parla di Terme si parla di tutta la città), lo scorso 28 settembre rinunciò a pubblicare il bando di gara per la cessione delle sue quote di partecipazione, “revocando la messa in liquidazione per procedere a un percorso di razionalizzazione e risanamento”.
Con tale decisione le Terme furono escluse dalla lista delle società da dismettere e si decise di procedere a una ristrutturazione della situazione economico finanziaria tramite “la dismissione del patrimonio immobiliare non strategico”. Ma a certe condizioni: le Terme avrebbero dovuto predisporre un piano industriale che “dimostri il recupero delle condizioni di equilibrio economico”, anche con la cessione della partecipazione nella società “Gestioni complementari” (ovvero stabilimento Torretta, tennis club e campo pratica di golf), che ha chiuso gli esercizi 2016 e 2017 con perdite da 2,7 e 2,2 milioni di euro.
“La situazione finanziaria della società – affonda la Corte – è molto critica per la presenza di rilevanti debiti, soprattutto verso il sistema bancario”. E nell’esercizio 2017 “sono stati generati interessi passivi per 680mila euro”.
Di tale “gravissima situazione” ne è d’altronde consapevole anche l’amministratore unico, che nella relazione di bilancio ha dichiarato: “Il trend negativo rischia di creare perdite d’esercizio fisiologiche”.
Ma la Corte dei conti non si ferma qui e scrive: “Si sottolinea la grave inadempienza cui è incorsa la società, derivante dal ritardo nell’approvazione del bilancio” (solo a maggio 2019, si ricorderà, sono stati approvati i conti relativi al 2017, chiusi con un passivo di 675mila euro), “privando così i soci di un fondamentale strumento informativo e decisionale”.
Inoltre, al 30 giugno le Terme non avevano ancora trasmesso in Regione il bilancio 2018 e il nuovo piano industriale. E qui arriva la stilettata verso l’amministratore unico Alessandro Michelotti. Secondo la Corte, infatti (che riporta quanto sottolineato dal collegio dei revisori) “le motivazioni sostenute dall’Au non sono sufficienti a giustificare i ritardi, che invece trovano la loro causa anche in carenze organizzative, amministrative e decisionali”.
E sempre la società di revisione aveva dichiarato “l’impossibilità di esprimere il giudizio sul bilancio 2017 a causa di vari elementi di problematicità”, evidenziando come “il presupposto della continuità aziendale è soggetto a molteplici incertezze”.
E per chiudere un’altra potente bordata alla direzione: “È assente un sistema interno di programmazione, pianificazione e controllo e ciò genera disfunzioni e ritardi nel processo decisionale ed esecutivo”. –
David Meccoli
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