Italia
Rapina e spari all’Eurospin di Pieve Pesanti condanne per i due banditi
Angelo Cisternino e Vito Calabrese dovranno scontare rispettivamente 14 e 12 anni, come chiedeva la Procura
pieve a nievole. Non usciranno tanto presto dal carcere Angelo Cisternino e Vito Calabrese, i due banditi che il 27 gennaio 2018 rapinarono il supermercato Eurospin di via Roma a Pieve a Nievole e si aprirono la fuga (Cisternino) sparando un paio di colpi di pistola contro l’auto di un cliente che aveva provato a fermarli.
Ieri il giudice dell’udienza preliminare Luca Gaspari, accogliendo le richieste del pubblico ministero Luisa Serranti, ha condannato Cisternino a 14 anni e Calabrese a 12 anni di reclusione, ritenendoli colpevoli di rapina pluriaggravata, porto di arma clandestina e tentato omicidio. Tenuto conto che il processo è stato celebrato col rito abbreviato, che garantisce lo sconto di un terzo della pena, sono arrivate quelle condanne esemplari che la Procura voleva.
Sull’entità della pena può aver pesato anche il fatto che nell’auto del cliente di origini dominicane che tentò di fermare i banditi speronando il loro scooter c’erano anche le sue due figlie piccole. Poteva davvero finire in tragedia, dunque, una delle tante rapine che vengono addebitate alla coppia di banditi.
Quando furono arrestati dalla polizia, la sera stessa del colpo all’Eurospin, confessarono altri quattro colpi: alla Conad di via Rocca Tedalda di Firenze, al Penny Market di via Burchiello, sempre a Firenze, al Penny Market di via Tosco Romagnola a Empoli, al DiPiù di Fibbiana di Montelupo.
Nel corso del processo per la rapina all’Eurospin di Pieve a Nievole l’avvocato difensore Marco Ammannato ha provato a limitare i danni sostenendo che i due colpi trovati sulla carrozzeria dell’auto, che per fortuna non ferirono nessuno, in realtà furono sparati contro il radiatore della vettura, per fermarne la corsa, e fu una scheggia a danneggiare il parabrezza. Dunque secondo la difesa non c’era la volontà di uccidere ma solo quella di aprirsi un varco per la fuga. Due colpi sparati da un rapinatore che probabilmente non si aspettava di trovare un ostacolo di quel tipo e che dunque aveva perso la testa.
Per il giudice, che depositerà le motivazioni della sentenza entro 45 giorni, evidentemente non ha fatto una grande differenza. Si è tenuto conto che in ogni caso i due rapinatori si erano armati con una pistola vera (una Smith & Wesson 357 magnum) e chi sparò non si fece troppi scrupoli.
La lezione di Pieve a Nievole, tra l’altro, non sembra aver avuto alcun effetto su Angelo Cisternino. Ottenuta la libertà a gennaio per la scadenza dei termini di custodia cautelare, a fine maggio è stato nuovamente fermato dalla polizia dopo una rapina a una tabaccheria di Firenze. Anche in quel caso si era portato dietro una pistola ma non ha avuto il tempo di usarla. Sapendo di essere sotto processo per il colpo all’Eurospin, insomma, Cisternino aveva nuovamente accettato il rischio di poter fare del male a qualcuno durante una rapina. —
Paolo Nencioni
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