«Quando la bolla salviniana si sgonfierà, a quel punto tornerà il nostro momento»
Conclusi alle Terme Excelsior i lavori di Base Riformista, la corrente del Pd che fa capo a Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Diversi i politici pistoiesi presenti
montecatini. La leadership del partito, la presa di distanza dal Movimento 5 Stelle, la necessità di scelte più nette. Sono temi emersi nell’ultima giornata di lavori di Base Riformista, riunitasi da venerdì fino a ieri mattina alle Terme Excelsior. Nella prima convention dell’area che fa riferimento alla minoranza dem di Luca Lotti e Lorenzo Guerini (ma maggioritaria nei gruppi parlamentari, con oltre 70 tra senatori e deputati) sono state affrontate ieri le ultime tavole rotonde. Francesco Clementi e Claudia Mancina hanno aperto alle 10 la discussione sul rinnovamento del Partito democratico e sul partito che servirebbe alla sinistra ( “Quale partito serve all’Italia? ”), mentre alle 12,30 le conclusioni politiche della convention si sono avute con la presentazione del “Manifesto dell’Italia riformista” (alla cui stesura ha partecipato attivamente il senatore Dario Parrini). Molti i politici del nostro territorio che hanno seguito costantemente i lavori della convention riformista. Tra questi la senatrice pistoiese Caterina Bini, i consiglieri regionali Marco Niccolai (pesciatino) e Massimo Baldi, la sindaca di Pieve a Nievole Gilda Diolaiuti (è stata lei a guidare la delegazione che venerdì aveva omaggiato la memoria del giornalista Giovanni Amendola alla Colonna, nel luogo dove fu barbaramente aggredito e picchiato da una squadra di fascisti nel luglio del 1925) e Roberta D’Oto, la più votata del Pd a Monsummano all’ultima tornata elettorale.
«Non c’è – ha specificato il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci, conversando con alcuni giornalisti nel corso dell’assemblea – nessuna apertura al M5S. La maggioranza di governo è pericolosa e incapace in tutte le sue componenti. Il nostro obiettivo è convincere l’elettorato Cinque stelle, esattamente come è avvenuto a Livorno. Con Luigi Di Maio non c’è possibilità di dialogo».
«Di fronte al mondo che cambia – ha detto il deputato Enrico Borghi – abbiamo bisogno di un Pd con un netto profilo riformista, che sappia affrontare, senza svicolare, le questioni di fondo. Il nostro profilo riformista è indispensabile per avere un Pd netto su politica estera, immigrazione, riforma dello Stato, politica economica, giustizia. Su questi temi, dopo il congresso, il Pd ha oscillato tra il coro delle voci bianche e il canto silenzioso degli angeli. Noi di Base Riformista ci saremo, non per gli assetti ma per i contenuti. Se ci ascolteranno, ci saranno forme e modi e credo non si debbano sottovalutare la competenza e la nostra dimensione. Altrimenti faremo la minoranza, non l’opposizione, nel partito, come insegnava Aldo Moro, per difendere le nostre idee, costruire una cultura politica riformista moderna e recuperare la natura popolare e democratica del Pd. Daremo in ogni caso il nostro contributo senza timori, senza paure, senza insidiose tiepidezze. Tutto saremo, tranne che tiepidi. E in questo modo, quando la realtà si imporrà allo storytelling e la bolla salviniana si sgonfierà, tornerà il nostro momento».
La chiusura dei lavori è poi stata affidata a Guerini: «Sento parlare del tema della divisione della leadership dalla premiership: io credo sia un errore», ma «se questa dovesse essere la scelta vorrei essere chiaro: il candidato che presenteremo alle elezioni per guidare il Paese si sceglie attraverso le primarie non attraverso liturgie o giochi interni». – D. M.
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