La stangata Tari è da primato nazionale, Pistoia tra le città con i maggiori aumenti
Fabio Calamati
Il 16,2% di rincaro in Italia è superato solo da Matera e Catania. In 4 anni Tari cresciuta del 25%. Le cifre dell’ufficio studi Uil
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PISTOIA. I poco meno di tre milioni in più che, a conti fatti, i pistoiesi dovranno pagare quest’anno per la Tari, la tassa sui rifiuti, regala alla città la presenza su un podio per niente gradito: il rincaro percentuale annuo, infatti, a Pistoia vale il 16,2 per cento e solo altri due capoluoghi di provincia in Italia hanno avuto una stangata peggiore tra il 2018 e il 2019: si tratta di Matera (+19,9%) e Catania (+17,9%). Tutto il resto d’Italia o ha avuto rincari più leggeri o addirittura dovrà pagare meno rispetto a quanto sborsato nel2018. Fatto sta che la media nazionale in fatto di rincaro della Tari non arriva all’1 per cento.
Che il 2019 avrebbe portato con sé un durissimo giro di vite sulla tassa rfiuti a Pistoia era già emerso a febbraio e poi ad aprile, in corrispondenza con l’arrivo nelle case del primo bollettino con il marchio Alia, la società che si occupa della gestione dei rifiuti. Ma a mettere in fila gli aumenti di tutta Italia ci ha pensato l’ufficio studi della Uil, in un dossier pubblicato nei giorni scorsi e dedicato proprio alla tassa rifiuti.
Secondo l’ufficio studi Uil la Tari è aumentata in 44 città, è rimasta stabile in altri 26 capoluoghi ed è diminuita in 35 città. Pistoia, purtroppo, è nel primo elenco e – oltretutto – ai primissimi posti.
Le ragioni della stangata sono già state dette e ridette. In sostanza, si tratta della perversa mescolanza di due effetti. Da un lato, Alia ha chiesto nel 2019 cifre più alte per smaltire i rifiuti, adducendo come motivo che la Regione non aveva aperto né messo a disposizione alcuni impianti che viceversa erano stati previsti al momento della gara per l’affidamento del servizio: primo impianto tra tutti, il controverso inceneritore di Case Passerini. Oltretutto, la discarica di Montespertoli, in passato meta designata di molta spazzatura pistoiese, è stata chiusa e non è più a disposizione. L’altro fenomeno è il basso livello di raccolta differenziata (sotto il 40%) che si realizza nel comune di Pistoia, un problema che negli ultimi anni non solo non è migliorato, ma è addirittura peggiorato. Meno raccolta differenziata significa più spazzatura da smaltire e quindi costi più alti. Così, mentre ci sono città come Prato che addirittura ottengono una cospicua riduzione (-6,8%) della bolletta, altre come Pistoia si sono viste arrivare la stangata.
L’ufficio studi Uil, poi, ha anche calcolato l’andamento della Tari negli ultimi quattro anni, dal 2015 (quando a Pistoia si pagavano in media 294,08 euro) al 2019. Ebbene, anche in questo caso Pistoia vanta un primato regionale e un’ottimo (si fa per dire) piazzamento nazionale: la percentuale di incremento, infatti, è del 25,2%, contro una media italiana dell’1,6%. Solo tre altre città (Lecce, Trapani e Isernia) hanno fatto peggio di Pistoia.
Oltretutto, un aumento di un quarto della tassa è arrivato in questi anni senza che vi sia stato un miglioramento sostanziale del servizio, come testimoniano il basso livello di raccolta differenziata e lo spettacolo dei “bidoncini” per le vie del centro.
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