Il presidio
Caccia all’omicida: la nuova perizia punterà tutto sull’esame del Dna
Massimo Donati
Consegnate ai consulenti del gip le prove da analizzare tra cui la saliva ritrovata sulla prostituta uccisa 11 anni fa
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MONTECATINI. È iniziato ufficialmente ieri mattina quello che potrebbe essere l’ultimo tentativo di dare un nome all’omicida di Isabel Cristina Macarthy, la 47enne prostituta di origini brasiliane massacrata nel suo appartamento di via Marconi, a Montecatini, 11 anni fa.
Il gip del tribunale Patrizia Martucci, attraverso lo strumento giuridico dell’incidente probatorio, ha conferito l’incarico a tre esperti di eseguire nuove perizie sui reperti scoperti sul luogo del delitto: sulle orme insanguinate di piedi nudi lasciate sul pavimento del luogo del delitto; sui segni di morsi trovati su una coscia e su un braccio della vittima; e soprattutto sui residui di saliva che furono scoperti sulle calze autoreggenti della vittima in corrispondenza di uno dei morsi.
Ieri mattina, le prove da analizzare sono state consegnate materialmente ai consulenti incaricati dal giudice: la biologa Elena Salata, capitano del Ris (per il Dna della saliva); l’antropologa e odontologa forense Chantal Milani (per i morsi); il maresciallo maggiore del Ris Eugenio Mazza (per le orme insanguinate).
Dopo l’imponente lavoro di indagine portato avanti per anni dalla Squadra mobile di Pistoia, sono rimasti nove (dei circa 150 sospettati complessivi) gli indagati per il delitto: quattro uomini e cinque donne, italiani e stranieri, clienti, colleghe e amiche della vittima. Tra di loro, un super-sospettato, un cinquantenne della Valdinievole, dal quale partirà questa nuova perizia, dalla compatibilità delle tracce repertate con il suo profilo genetico e le sue caratteristiche fisiche.
Ieri mattina, i difensori dell’uomo, gli avvocati Andrea Ferrini e Sabrina Simone, sono stati gli unici a nominare un proprio consulente tecnico (Ugo ricci, primario genetista a Firenze), che parteciperà alla nuova perizia, il cui inizio è stato fissato, a Roma, per il 28 maggio. I ctu hanno chiesto 90 giorni di tempo per portare a termine il proprio lavoro, e il giudice ha fissato l’udienza per esaminare i risultati a fine settembre. Ma è probabile una proroga, anche perché per quanto riguarda le comparazioni del Dna c’è la possibilità che il capitano Salata debbe estendere i riscontri ad una rosa molto più ampia di persone rispetto agli attuali indagati. Anche perché è soprattutto dall’esame del Dna che potrebbe arrivare l’input per risolvere il “cold case”: fino ad alcuni anni fa infatti solo se le tracce biologiche di un ipotetico assassino appartenevano a un uomo era possibile isolare il suo profilo genetico qualora fosse stato contaminato dal sangue di una vittima donna. E se dai nuovi esami venisse fuori che a mordere la vittima era stata proprio una donna l’inchiesta potrebbe prendere nuovo vigore. Anche perché tra gli attuali 9 indagati 5 sono donne. Ciascuna con un motivo di risentimento nei confronti di Isabel.
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