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Ragazzino "X fragile" preso di mira dai bulli. I compagni di scuola lo aiutano e lo difendono
Martina Trivigno
La vicenda di un adolescente affetto dalla sindrome X Fragile e assistito da un’associazione di volontariato
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UZZANO. A volte, per spregio, urinavano sopra la sua bicicletta. O la danneggiavano, in qualunque modo. Altre volte, invece, lo usavano come bersaglio delle loro pallonate, mentre riprendevano tutto con lo smartphone. La vittima è un adolescente di Uzzano, affetto dalla sindrome X Fragile. Un ragazzino tranquillo e pacifico, che studia in una scuola media di un comune vicino, divenuto però bersaglio del branco, formato da ragazzi più o meno della sua età. A raccontare questa storia è Andrea Gadducci, presidente della neonata associazione “Vivi riscrivi la storia”.
Lui il ragazzino lo conosce molto bene. «Viene spesso a casa mia – racconta – ed è pure divenuto un amico inseparabile per mio figlio di 3 anni. Ma purtroppo c’è questo gruppo di ragazzi che per molto tempo l’ha preso di mira, non dandogli pace. Non sa quante volte, infatti, mi è venuto incontro piangendo».
Secondo quanto raccontato da Gadducci, infatti, il gruppo aspettava il momento in cui il ragazzo fosse da solo, o la madre distratta, per dargli fastidio. D’altronde, si sa, quella del bullismo è, purtroppo, una piaga sociale. Ma se fuori il giovane non può abbassare la guardia, a scuola, invece, è benvoluto e protetto. «La dirigente scolastica, gli insegnanti e i suoi compagni di classe lo hanno ben accolto – prosegue il presidente di “Vivi riscrivi la storia” –. Per il suo compleanno, poi, gli hanno anche organizzato una festa a sorpresa. Tutti hanno partecipato e il ragazzo è rimasto molto contento».
“Le vere amicizie sono quelle eterne, come quelle con te – gli hanno scritto i suoi compagni – un amico speciale che ci sostiene sempre nei momenti del bisogno. Ti vogliamo tanto bene”.
«È fondamentale – prosegue Gadducci – lottare contro il bullismo. E per farlo bisogna organizzare dei corsi nelle scuole a cui partecipino anche i genitori. Da qui, infatti, bisogna partire per educare i propri figli, aiutandoli a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato». Proprio in questa direzione, poi, l’associazione sta lavorando anche affidandosi alla tecnologia. «Nel mese di luglio – spiega il presidente – uscirà un’applicazione che consentirà, a chiunque sia vittima di bullismo, di fare delle segnalazioni. I giovani hanno bisogno di essere ascoltati e, qualora si trovino in situazioni di difficoltà, aiutati».
E il nostro protagonista, con il sostegno della madre e di tante persone che gli vogliono bene, è riuscito a superare una situazione molto difficile. «Il bullismo – racconta la donna – è come una droga: brucia la mente. Ma io sono sicura che questa “dipendenza” si possa curare. Basta cambiare lo sguardo e riconoscere la grande forza che sta nella diversità» .
«Mio figlio – conclude – mi ha insegnato a non arrendermi mai e a vivere sempre conservando, dentro di noi, una speranza. Per questo mi auguro che l’associazione “Vivi riscrivi la storia” porti avanti questo importante progetto contro il bullismo. Per poter migliorare la coscienza delle generazioni del futuro».
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