Italia
Ricci mobilita Montecatini per costruire un vero pozzo per i bimbi del Madagascar
Servono 1.500 euro per dare dignità al buco con dentro un bidone arrugginito dove si abbevera la popolazione di Nosy Be
Si narra che Silin’ I Lenta, il più anziano re dell’etnia dei Sakalava Argento, abbia 133 anni. Ma quando l’ex imprenditore montecatinese Roberto Ricci, 63 anni, lo ha incontrato nel suo villaggio, Mahatsara, i suoi occhi non hanno retto la commozione. «Abbiamo bisogno di un pozzo – ha detto, con la voce stanca, il capotribù – che sia degno di un re. Non abbiamo, però, i soldi sufficienti a costruirlo».
Siamo in Madagascar, sull’isola di Nosy Be. Un paesaggio mozzafiato, con palme altissime, spiagge bianche e acqua cristallina. Una bellezza che stride con la povertà del suo popolo, formato, in gran parte, da intere famiglie che provano a sopravvivere tra innumerevoli stenti. E dove pure le cose più semplici, come l’acqua, rappresentano un lusso.
Così Ricci, con la sua onlus “I aid Madagascar” (Io aiuto il Madagascar), è impegnato da anni per la realizzazione di progetti umanitari. E, per il 2019, il primo di questi (il costo è di 1.500 euro) sarà proprio la ricostruzione del pozzo di Mahatsara. Una necessità per la popolazione malgascia che non può più attendere. Come spiega il presidente di “I aid Madagascar”.
«Un pozzo indegno di essere definito così – dice – un buco con dentro un bidone arrugginito con sopra un coperchio in lamiera. Da lì, ogni giorno, uomini, donne e bambini del villaggio attingono acqua. E il rischio che ci caschino dentro è altissimo».
Era il 2015 quando Roberto Ricci, all’epoca imprenditore, è arrivato, per la prima volta, a Nosy Be, la “grande isola” malgascia. E da allora non l’ha più abbandonata.
«Doveva essere soltanto una vacanza, quella – racconta – ma mi trattenni molti mesi in più. C’era molto da fare, tanta gente da aiutare. Cominciai a realizzare i primi progetti, aiutando i villaggi di Antafianambitry, Antsakolany e Mangirankirana».
Una volta tornato in Italia, però, Ricci non riusciva a dimenticare il Madagascar. E non l’ha mai fatto, neppure adesso che lavora come direttore commerciale per la “Elea srl-servizi d’informatica” di Lucca. «Ringrazio l’azienda – prosegue – perché mi consente di lavorare da ottobre a maggio. In estate, invece, posso volare a Nosy Be e portare avanti i progetti».
Un pensiero fisso, insomma, che non l’abbandona mai. «Il sabato e la domenica – conclude Ricci – quando sono libero dal lavoro, posso dedicarmi alle mie due più grandi passioni: la cucina e il Madagascar».
Nell’aprile dello scorso anno, inoltre, Ricci ha fondato la onlus “I aid Madagascar” per continuare a sostenere i villaggi al di fuori dei circuiti turistici. Un pozzo nel villaggio di Ambohibory; un parco giochi sulla spiaggia ad Ambondrona; una scuola, composta da tre aule, ad Andrafia e, infine, la consegna del materiale scolastico, per alunni e insegnanti, nei villaggi di Mangirankirana, Andrianankonko, Antsakolany, Antanfianambitry e Andrafia: questi i progetti portati a compimento nel 2018 e documentati, con foto e video, su Facebook, in una sorta di diario di bordo. Per informazioni anche su altre iniziative (vedi box al centro) collegarsi al sito www.iaidmadagascar.com. —
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