Il presidio
Maserati all’ingresso e clientela selezionata. L’opening party del Twiga è da sold out
Nel complesso liberty del Kursaal tornano le luci e la musica dopo anni di buio. E decine di giovani non hanno trovato posto
MONTECATINI. Avevamo capito male. Avevamo capito ingresso gratuito e selezione sulla porta. E allora ai piedi scarpe eleganti, indosso camicia e pullover da navigati frequentatori. Avessimo sventolato il tesserino, probabilmente saremmo passati: bastava farsi riconoscere. Ma quello che interessava erano le risposte fornite all’ingresso, a chi sperava di varcarlo. «Stasera entrare è quasi impossibile»: ecco il risultato. All’addetto che ce lo riferisce badiamo bene a replicare. Capiamo subito che il Twiga non è per tutti. Ma non crediamo sia discriminazione, o roba snob; è una valutazione che nulla ha di aristocratico e neppure di raffinato. Il punto è che si distingue e basta. Per esempio, concretamente, tra chi ha prenotato un tavolo (il costo partiva più o meno da mille euro) e chi no. E tra chi “conosce” e chi no. Fuori restano quelli che non hanno prenotato e che non “conoscono”.
Eppure quel fascio di luce che dalla piazzetta del Kursaal ha irradiato la notte di Montecatini faceva pensare a qualcosa di differente. L’hanno notato in parecchi. Quel laser sparato in cielo invitava tutti: sabato 26 gennaio, opening party, Twiga The Club, corso Roma 22.
Più che un’inaugurazione, era una festa privata. Un’oretta in fila, il solito addetto di fronte a sbarrare la strada. Con il termometro inclemente che segnava gradi intorno allo zero. Freddo. E mugugni.
Una cinquantina di giovani hanno tentato l’impresa insieme a noi. Pochi o tanti? Sono entrambe legittime opinioni. Noi di sabato sera, con il viale Quattro Novembre lì dietro l’angolo, ce ne aspettavamo di più.
Dunque in fila, raggomitolati su se stessi per proteggersi dall’aria pungente, sbattendo i piedi. Con l’occhio che non si perde un movimento nella zona ingresso tavoli. “Cosa hanno loro che io non ho?”. Succinta al massimo la rappresentanza femminile, pur nel gelo. Gli uomini si finiscono i polpastrelli a forza di stringere mani, ma non la classica ed elegante stretta, bensì quell’energico contatto che sforza soprattutto i polsi.
Cosa succede dentro, bisogna immaginarselo. Oppure lo si guarda sui social. Musica mainstream, bottiglie “sbocciate”, divanetti, minuscola pista da ballo fatta per sfiorarsi. Accenni di lusso. Trecento persone in tutto e ci si gira a fatica: da almeno una settimana il locale era sold out. La selezione sulla porta. E gli altri che restano fuori a guardare quelle due Maserati fiammanti piazzate sul vialetto. A osservare dal marciapiede l’immagine proiettata sulla suggestiva facciata liberty del Kursaal: la giraffa del Twiga, il club lanciato in Versilia da Briatore e Santanché.
C’era una sala giochi negli anni ruggenti. Da anni niente, vuoto, stanzoni chiusi. Sabato notte sono tornate le luci, la musica, la folla. La prima sera è un privilegio per pochi. Per gli esclusi, magari, ci saranno altre occasioni.
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