Tramontata l’era di Panati alla Panapesca: arriva Xenon
Siti specializzati annunciano la vendita dell’azienda leader nella commercializzazione di prodotti congelati
MONTECATINI. Finisce l’era montecatinese per la Panapesca. L’azienda, con sede a Traversagna, è stata acquistata dal fondo lussemburghese Xenon Private Equity. A riportare la notizia (che la società di Massa Cozzile, da noi contattata, non ha per il momento confermato né smentito) sono alcuni siti specializzati in affari economici e finanziari, che danno per avvenuto l’accordo negli ultimi giorni dell’anno appena concluso.
Della vicenda si era occupata la stampa nazionale anche lo scorso aprile, quando erano iniziate a circolare voci su un possibile contratto preliminare di vendita della storica azienda di proprietà della famiglia Panati. Ora arrivano diverse conferme sul buon esito dell’operazione (il cosiddetto “closing”) che avrebbe portato Panapesca, uno dei più importanti distributori di pesce fresco e surgelato in Italia, con una catena di oltre 30 punti vendita a marchio Crios e un fatturato di circa 300 milioni di euro, nelle mani di Xenon Private Equity. L’acquisizione avrebbe peraltro riguardato il 100 per cento della holding operativa, delle società collegate Thai Spring Fish, Prodimar, Mega Surgelati, nonché una partecipazione di minoranza in Tirrenica.
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Il finanziamento dell’operazione, per la quale non sono ancora stati comunicati i dettagli (alcuni siti ipotizzano una valutazione attorno ai 90 milioni di euro, debiti compresi), è stato curato da un pool di banche guidate da Banca Imi e composto anche da Banco Bpm, Banca Ifis e Mediocredito Italiano.
Panapesca aveva chiuso il 2017 con 157,8 milioni di euro di ricavi (in aumento rispetto ai 138 milioni del 2014, ai 133 milioni del 2015 e ai 141 milioni del 2016), 12,4 milioni di ebitda e un debito finanziario netto di 44,7 milioni. Il gruppo, come noto, è attivo nella lavorazione, commercializzazione e distribuzione di prodotti ittici freschi, congelati e surgelati. Settori in cui è ancora leader in Italia e ai primi posti in Europa. La “crisi” del 2013-14, quando l’azienda dovette inviare una quarantina di lettere di licenziamento ai propri dipendenti, non ne ha quindi scalfito i fondamentali.
Da oltre 40 anni sul mercato e in 50 diversi Paesi nel mondo, Panapesca è presente in tutta Italia con una fitta rete di ingrossi: solo in Toscana ce ne sono a Livorno, Lucca, Scandicci, Massarosa, Sovigliana e Massa Cozzile.
E proprio in Valdinievole c’è il quartier generale del gruppo, che fa capo a Vito Panati: 83 anni, socio di maggioranza assoluta con il 68,70% delle azioni e imprenditore anche del settore accoglienza (è suo il Grand Hotel Croce di Malta di viale 4 Novembre), Panati tentò del 1994 anche la “discesa in campo” con il berlusconiano Pdl, ma fu sconfitto per un seggio al Senato dal candidato di centrosinistra. In passato Panapesca, che conta oltre 200 dipendenti, ha anche legato (tra la fine degli anni ’70 e l’inizio dei ’90) il proprio nome al basket di serie A1 dello Sporting Club.
Il fondo Xenon si è letteralmente “scatenato” sul mercato nel corso del 2018, avendo già portato a termine in Italia importanti acquisizioni nei settori degli impianti per la lavorazione degli alimenti; nella progettazione e produzione di linee per l’industria vetraria; nel packaging; nel petfood; e con quote di mercato in ambito chimico, petrolchimico e farmaceutico. Ora, la stoccata finale per prendersi anche la Panapesca. —
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