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Assalto al bar: dipendente sequestrato da tre banditi
Sono entrati in azione poco dopo mezzanotte in Via Nova a Pieve a Nievole e si sono fatti consegnare incasso, “gratta e vinci” e sigarette
Pieve a Nievole. Terrore, lunedì notte, 10 dicembre, al bar Valerio di Via Nova. «Mi hanno detto: se fai l'eroe non torni a casa, se non fai l'eroe, non ti facciamo niente». A Manuele Mancini, storico dipendente della conosciuta attività di viale Marconi, le gambe ancora gli tremano. Vittima di una rapina a mano armata.
Era da non molto passata la mezzanotte. Il barista aveva appena chiuso i portoni e tirato giù le inferriate, stava per salire sulla propria auto parcheggiata nel piazzale di fronte, per poi tornare a casa. Tre individui lo circondano, gli puntano contro le pistole. Tutti armati, apparsi dal nulla nel buio pesto. «Mi sembravano vestiti bene, in nero, avevano i passamontagna, vedevo soltanto i loro occhi. Uno dava indicazioni, era il capo, gli altri lo seguivano senza dire una parola. L'accento mi è sembrato dell'Est Europa. Hanno agito con estrema calma e sangue freddo», racconta l'uomo.
Sapevano cosa fare e come farlo, una banda di professionisti andata a colpo sicuro. Mancini è rimasto in balia dei delinquenti per circa venti minuti, sequestrato nel suo posto di lavoro. Ha avuto l'accortezza di non accennare una reazione. Sotto la minaccia delle pistole, ha eseguito gli ordini. Non ha subito violenze e percosse, al massimo qualche strattone, degli spintoni per fargli affrettare i tempi.
Prima ha disattivato il sistema di allarme e ha chiuso la cancellata che dà sulla strada, «per far sì che nessuno si insospettisse per ciò che stava accadendo dentro il bar». Poi ha portato i malviventi nella stanza dove si trova il computer a cui sono collegate le telecamere di videosorveglianza installate all'interno e fuori del locale. I tre lo hanno divelto, portando via il monitor e l'hard disk di memoria: non ci sono dunque immagini che riprendono la rapina.
A questo punto è iniziata la razzia. E il bottino trafugato è parecchio ingente. Venti pacchi di gratta e vinci dal valore totale di 6.000 euro, numerosi pacchetti di sigarette, il contenuto di due slot machine e soprattutto quello della macchinetta che scambia le banconote in spiccioli, in quei cassetti c'erano almeno 2-3.000 euro. «Mi hanno chiesto di procurargli un altro sacco nero perché non sapevano più dove mettere la refurtiva», aggiunge il barista.
Non è finita: come per le slot e la macchinetta che scambia i soldi, la banda si è fatta aprire con le chiavi la stanza blindata che si trova sul retro del locale. E qui ha messo le mani sull'incasso e il fondo cassa del bar, dove si trovavano alcune migliaia di euro. L'esatta entità del bottino è in via di quantificazione. Neppure mezzora e i rapinatori se ne sono andati da dove erano venuti, nell'oscurità di un freddo lunedì notte. Non erano ancora le una.
Valerio Tuci, il titolare dell'attività, arrivato sul posto poco dopo insieme ai carabinieri, si è sentito male ed è svenuto. Un'ambulanza lo ha accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale per accertamenti. «Abbiamo subito negli anni tanti furti e danneggiamenti, abbiamo messo le telecamere, l'allarme e le inferriate – dice – ma mai ci era capitata una rapina a mano armata con queste modalità, e poi tutto quello che hanno portato via. Già soffro di pressione bassa, per lo spavento non ho retto e ho perso i sensi».
Manuele Mancini, che ha vissuto in prima persona quegli interminabili minuti, ha sempre negli occhi i tre uomini incappucciati che gli puntano contro le pistole. Ma è di nuovo a lavoro dietro al bancone. E il bar Valerio è tornato pieno di clienti. —
Luca Signorini
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