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Esproprio dei terreni nell’area ex Macelli: il Tar ordina una perizia
Il proprietario aveva chiesto un risarcimento di 1,5 milioni e il Tribunale considera i beni “illegittimamente occupati”
Monsummano. La questione riguarda quel terreno incolto, di fianco al bocciodromo comunale di via Mameli, dove il Comune ha previsto una destinazione a verde e a parcheggio, che però per adesso rimane solo sulla carta. Il Tar torna alla carica sul Piano particolareggiato e conseguente esproprio degli ex Macelli, un’area che sfiora il centro anziani e la nuova sede della Pubblica Assistenza Monsummanese, dove presto aprirà anche la Casa della Salute cittadina.. Sul ricorso del vecchio proprietario dei terreni, Bruno Bindi, i giudici amministrativi hanno pubblicato un’ordinanza di accoglimento perlomeno parziale, che dispone “l’esecuzione di una verificazione”, ovvero di una perizia, “per procedere alla quantificazione del risarcimento dovuto al ricorrente”, visto che anche il tribunale considera i beni “illegittimamente occupati dal Comune di Monsummano”.
Da parte sua l’ex possidente, difeso dall’avvocato Alberto Bianchi di Firenze, chiedeva la restituzione delle superfici (pari a quasi 2.000 metri quadrati) libere da costruzioni e ingombri, o un risarcimento danni pari a 1 milione e 500.000 euro, e comunque un ristoro in denaro per la perdita di valore (circostanza contestata dall’amministrazione) e per il periodo di occupazione illegittima.
La storia è iniziata nel 2004: il 3 giugno di quell’anno il municipio prendeva possesso dell’appezzamento di terra, dopo l’approvazione nel 2003 del Piano particolareggiato sugli ex Macelli da parte del consiglio comunale. Già il Tar si era espresso accogliendo il ricorso del Bindi, ma per “ragioni di pubblica utilità” ha per ora escluso la restituzione dei beni lasciando però sempre aperta la strada del risarcimento danni. Al privato non tornano i termini con cui è stato eseguito l’esproprio: dai tempi del procedimento e conseguenti notifiche, fino suddivisione delle particelle catastali, considerata sbagliata. Mentre per il Comune, che sulla vicenda è intervenuto un annetto fa, “la sentenza favorevole al privato dava ragione per un difetto di procedura ma non per l’esproprio, esproprio eseguito e con aree formalmente di proprietà pubblica ed urbanizzate a tale fine. La vicenda si incentra solo sull’indennità di esproprio, che poi le pretese del privato siano le reali somme sarà tutto da definire nelle aule di tribunale”.
Tribunale che proprio per definire le “reali somme” nell’ultima ordinanza dà mandato a un perito dell’Agenzia delle Entrate di verificare il valore dei beni oggetto del contenzioso: il tempo per consegnare la relazione alla segreteria del Tar della Toscana è fissato in 90 giorni, lì sarà scritta la cifra “di giustizia” da risarcire al Bindi. Da che parte la si guardi questa è una bega per le casse pubbliche. —
Luca Signorini
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