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Ragazze costrette a prostituirsi con la magia nera: arrestato ambulante
In carcere al termine delle indagini della Squadra mobile un nigeriano di 34 anni. Obbligo di dimora per la moglie
BUGGIANO
Una ciocca di capelli, alcuni peli pubici, frammenti di unghie, biancheria intima. Tutto infilato in un sacchetto e messo da parte. E poi le ferite praticate sulle mani con uno spillone, il sangue mischiato con una sostanza scura e viscosa, il cuore di un animale appena ucciso – spesso un gallo – e fatto mangiare crudo lì per lì... Una cerimonia di espropriazione dell’anima, che sancisce la perdita della proprietà di te stesso il “Jù-jù”. Un rito di magia nera, quello praticato dalla “madam”, una sorta di voodoo in teoria slegato dalla religione ma percepito come strettamente connesso ad essa. Una promessa impossibile da infrangere. Impensabile farlo fino all’avvenuto pagamento del debito di decine di migliaia di euro contratto per il viaggio verso la speranza, verso l’inferno: pena sofferenze atroci, la pazzia, la morte. Tua e dei tuoi familiari.
È con questa catena invisibile al collo che erano costrette a vivere le due giovani nigeriane arrivate nel nostro paese attraverso la cosiddetta “rotta libica”: il fiume Niger, il deserto, il gommone per la Sicilia... E poi su, verso nord, fino a Buggiano, all’appartamento dei loro sfruttatori finali, un uomo e una donna, loro connazionali. Una prigione senza sbarre da cui uscivano solo per andare a vendere il proprio corpo, spesso la sera ma anche di giorno, a Prato.
Fino a quando il legame di paura, superstizione e disperazione non è stato spezzato dai poliziotti della Squadra Mobile di Pistoia. Al culmine di una difficile indagine iniziata lo scorso maggio – e coordinata dal sostituto procuratore Angela Pietroiusti della Direzione distrettuale antimafia di Firenze – ieri mattina gli investigatori della questura, diretti dal vicequestore Antonio Fusco, hanno arrestato Eghosa Odigie, 34 anni, commerciante ambulante, colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Obbligo di dimora invece per la moglie, ritenuta sua complice, Joyce Uhunmwuosere Onorovbiya, anche lei 34enne. Entrambi sono accusati di tratta di persone, tentata estorsione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
L’indagine della Squadra Mobile è iniziata quando una delle due ragazze, senza permesso di soggiorno, è stata fermata durante un controllo mentre si prostituiva a Prato. E avviata verso un centro per l’espulsione È in quel momento che ha vinti la paura e ha iniziato a raccontare. Della sua esperienza e di quella della giovane connazionale che con lei viveva nell’appartamento di Buggiano: entrambe costrette a prostituirsi fino ad estinguere il debito di 35.000 euro contratto con l’organizzazione di trafficanti di anime che le avevano fatte arrivare in Italia. Vincolate dal rito Jù-jù ma anche dalle ritorsioni minacciate nei confronti dei familiari lasciati in patria.
Nel corso della perquisizione scattata ieri mattina nell’appartamento di Buggiano, i poliziotti hanno trovato e sequestrato anche delle confezioni di farmaci utilizzati per procurare l’aborto. Una delle due ragazze – entrambe sono adesso sotto protezione – ha raccontato di aver subìto due aborti, uno spontaneo e uno procurato, all’ospedale di Pescia.
Il capo della Mobile Fusco ha spiegato come sia proprio il vincolo del rito Jù-jù a rendere estremamente difficoltose le indagini sullo sfruttamento delle giovani nigeriane. Le ragazze albanesi o romene vengono costantemente seguite, costrette e anche segregate dai loro sfruttatori, che possono così essere individuati. Ma per loro non c’è bisogno di un aguzzino che le controlli: basta la paura di perdere l’anima. —
MASSIMO DONATI
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