Giurlani e il caso dell’addetto stampa “ignoto” al Comune. Maggioranza divisa
Comunicazione istituzionale gestita «da un volontario». Sì alla dura mozione dell’opposizione: il sindaco resta solo
PESCIA. Il Comune di Pescia ha un ufficio stampa a sua insaputa? La questione, tutt’altro che peregrina, ha tenuto banco nell’ultima seduta del consiglio comunale, venerdì scorso, mettendo in minoranza il sindaco Oreste Giurlani. Il gruppo di maggioranza, con l’unica eccezione del presidente del consiglio Vittoriano Brizzi e del primo cittadino, si è astenuti dal votare una mozione, presentata dai consiglieri di opposizione, nella quale vengono sollevati forti dubbi circa la legittimità di una posizione lavorativa, quella di un “presunto” addetto stampa dell’ente.
«La mozione per me è da respingere», ha dichiarato il primo cittadino, spiegando che è nelle sue prerogative scegliere i membri dello staff e che già la prossima settimana procederà con l’emanazione di una delibera volta ad avviare il procedimento di regolarizzazione della posizione lavorativa in questione».
«Il dottor Massimilano Paluzzi non si è mai rappresentato come addetto stampa, è persona amica del sindaco che svolge attività di volontariato, per la quale non percepisce nessun emolumento»: a fare per la prima volta il nome della persona in questione è il vicesindaco Guja Guidi, che liquida la questione sottolineando la «non necessità» di adire le vie legali.
Nella mozione, infatti, i consiglieri di minoranza non si limitano a richiedere che venga fatta chiarezza, ma chiedono al consiglio di impegnare la giunta nell’avvio immediato di «una procedura giudiziaria per troncare sul nascere qualsiasi tentativo di millantare incarichi nella amministrazione».
Il riferimento è a un comunicato stampa diffuso, lo scorso 7 settembre, congiuntamente dagli uffici stampa del gestore del servizio di nettezza urbana e del Comune di Pescia, con tanto di nome e numero di telefono dell’addetto all’ufficio stampa dell’ente. «Un errore di Alia», secondo il sindaco, ma che non basta a far respingere la mozione da parte della sua maggioranza, che si astiene quasi all’unanimità, evidenziando le prime crepe.
Nella discussione la minoranza ha evidenziato una serie di problematiche che vanno dalla violazione della privacy, alla necessità di una copertura assicurativa obbligatoria in materia di lavoro nonché una regolarità della posizione previdenziale. In un ente pubblico si stipula una convenzione anche con chi volontariamente volesse annaffiare le piante situate sulla terrazza del palazzo comunale. Perché non si è proceduto alla stessa maniera, senza scomodare troppa burocrazia? Senza considerare l’aspetto più delicato, un rapporto di lavoro così configurato pone l’amministrazione in una posizione “ricattabile”. «Che succederebbe se domani una persona che per mesi ha prestato volontariamente i suoi servizi intentasse una causa di lavoro all’ente rivendicando gli arretrati?». –
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