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Presa la gang delle supercar Tre arrestati per riciclaggio
Le auto venivano rubate in Campania e rivendute in un autosalone di Montecatini Numeri di telaio e documenti cambiati con finti passaggi di proprietà all’estero
Montecatini
Il mercato di riferimento era quello delle auto di lusso, ma all’occorrenza non disdegnavano le utilitarie. Anche una Panda rubata ad una scuola guida: una volta tagliati i doppi comandi era pronta per essere riciclata. Ma il vero maquillage era un altro. Una fase avveniva in un ufficio con documenti nuovi di zecca ottenuti attraverso finti passaggi di proprietà all’estero. Un’altra in una officina con la ripunzonatura del telaio. Nelle auto moderne, però, il numero è deducibile anche dalla chiave. Ed è arrivata proprio da una di queste la svolta all’indagine della Polizia stradale di Pistoia e della sottosezione di Montecatini che ha portato all’arresto di tre persone, all’obbligo di dimora per un quarto uomo, alla denuncia di altri due componenti della banda che usava come base il salone Autoplanet a Montecatini.
«Non è stato facile incastrare questi trafficanti d’auto – ha spiegato ieri in conferenza stampa il comandante della stradale Daniela Giuffrè –. I furti avvenivano prevalentemente in Campania, le vetture poi risultavano importate in particolare dalla Spagna e, una volta reimmatricolate, rivendute a Montecatini». Con questo sistema i toscani Biagio Melisi e Rosario Bozzanga, il napoletano Carmine Di Vuolo (tutti e tre in carcere), insieme a Claudio Greco (residente a Pieve a Nievole e sottoposto all’obbligo di dimora) e ad altri due denunciati, ha piazzato auto rubate per almeno 400 mila euro, ossia il valore delle vetture recuperate dalla polizia e restituite agli increduli proprietari.
A insospettire gli agenti della stradale è stato proprio l’elevato numero di nazionalizzazioni gestito dall’autosalone valdinievolino. Da qui le intercettazioni telefoniche in cui la banda si riferiva alle auto, in particolare a quelle di grossa cilindrata e valore commerciale, definendole «bella roba». Range Rover Evoque, Mercedes CLS500, Audi TT e A6 che però, in alcuni casi, erano talmente particolari da essere difficili anche da piazzare sul mercato.
Così la banda ha cominciato a pubblicizzarle su due siti web cinesi, contando di poterle vendere a qualche facoltoso orientale di Prato. «Una di queste auto era un prototipo di un’Audi TT – ha sottolineato Giuffrè –. Si trattava di un’auto da corsa con una serie di dotazioni per l’alta velocità come il potenziamento del motore ad azoto. Una supercar difficile da vendere, anche perché non immatricolabile, e rubata lo scorso anno in Puglia al conducente di una bisarca minacciato con una pistola».
I sei non avevano però fatto i conti con la tenacia degli investigatori della Polstrada che, guidati dalla procura pistoiese, hanno ricostruito tassello dopo tassello tutto il mosaico messo in piedi dai trafficanti di auto. Un lavoro d’indagine andato a dama proprio grazie alla discrepanza tra il numero di telaio ripunzonato e quello memorizzato nel telecomando di una delle auto, nonché alla pubblicità sui siti cinesi che ha consentito di risalire all’autoplanet. Così il gip del tribunale di Pistoia ha emesso le 4 ordinanze di custodia cautelare eseguite dai poliziotti pistoiesei e di Montecatini. —
TIZIANA GORI E GIUSEPPE BOI
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