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Germano, il sogno dell’ultimo scalpellino

Maria Salerno
Mani da scalpellino: Germano Nardini nella sua cava di Vellano (Foto Nucci)
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Mani da scalpellino: Germano Nardini nella sua cava di Vellano (Foto Nucci)

Pescia, dopo 77 anni di lavoro impugna ancora il mazzuolo e spera di fondare una scuola per tramandare la sua arte ai giovani

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PESCIA. Quando si trattò di chiudere la centina del ponte del Duomo, a Pescia, chiamarono uno scalpellino della cava Nardini, di Vellano. Perché magari gli “scarpellini” – come si dice nel vernacolo vellanese – avevano al massimo la quinta elementare, ma quando si trattava di “risolvere un problema” di loro pertinenza, nemmeno un ingegnere avrebbe retto il confronto.

Parola di Germano Nardini, 85 anni, proprietario dell’unica cava di pietra serena ancora attiva nella provincia di Pistoia.

Non aveva ancora finito la terza elementare quando iniziò il mestiere di scalpellino per guadagnarsi il “duro pane”. Oggi, dopo 77 anni, tutto ciò che desidera è continuare a lavorare la pietra.

«Questo è il mio mondo – risponde alla moglie, quando lo vede uscire per andare in cava – Io desidero continuare a lavorare perché questo è un mestiere che puoi arrivare a 90 anni e hai ancora da imparare».

Siamo al centro della cava e il signor Germano indica con orgoglio «quella buca che ci vollero sei mesi per realizzarla». Ricorda con nostalgia i tempi andati, quelli in cui dalla sua cava uscivano le macine dei frantoi, dei mulini, delle cartiere, tutto rigorosamente realizzato a mano.

Oggi, nella cava Nardini, guidata da Marco, suo figlio, si continua ad estrarre la pietra, ma lo si fa con mezzi moderni.

Da una parte il signor Germano è orgoglioso che il figlio abbia portato avanti l’attività di una vita, la sua, dall’altra non può che rammaricarsi di fronte ad un “sapere” destinato inesorabilmente a perdersi, a scomparire ed estinguersi.

«Un anno fa avevo chiesto al sindaco Giurlani di aiutarmi a realizzare il progetto di una scuola di scalpellini – racconta con entusiasmo, gli occhi cerulei mobilissimi e pieni di passione – Volevo una mano coi problemi legati alla burocrazia (permessi, concessioni, assicurazioni, eccetera) in cambio avrei offerto a chi desiderava imparare tutto il mio sapere, la mia esperienza, in maniera assolutamente gratuita, mettendo anche a disposizione i ferri del mestiere».

Quel progetto il signor Germano non lo ha mai accantonato e per questo rinnova la sua richiesta al sindaco.

«Altrimenti i vecchi finiscono per diventare inutili – commenta con un pizzico di malinconia – perché sono usciti dal mondo produttivo. Il sapere si perde, anzi è già perduto, se non interessa a nessuno creare le condizioni per tramandarlo».

Ancora oggi, però, se nella valle si sente echeggiare il sordo rumore del mazzuolo: statene pur certi, anche se sono passati quasi ottant’anni, è sempre il signor Germano che spacca la pietra. —


 

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