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Conforti sbalordito dal voto «La gente non ha capito»

Conforti sbalordito dal voto «La gente non ha capito»

Il candidato forzista se la prende anche con i suoi: un’armata Brancaleone E il leghista Franceschi vede nero: «Giurlani non ha più campanelli a cui suonare»

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PESCIA. Un clima kafkiano, surreale, quello che si respira a Pescia all'indomani del voto. Così nella percezione di Francesco Conforti, che fino all'ultimo aveva creduto di potere restituire a Pescia «un'immagine di trasparenza e legalità, al di sopra di ogni sospetto». Speranza che, invece, è rimasta appesa a quel risicato 38,71 per cento. Non una sconfitta di misura, ma una risposta inequivocabile quella dei pesciatini, almeno di quel 43 per cento che si è recato alle urne. «Non lo so se si può parlare di vittoria – è il commento a denti stretti di Conforti – e non mi riferisco ad una parte politica, ma al buon senso. Che immagine si dà di Pescia in questa maniera? Sono sbalordito dal fatto che la gente non capisca o abbia piuttosto scelto di non capire che si va incontro ad un periodo di stallo, in cui ogni atto amministrativo verrà passato ai raggi x, in cui nessun ente, fondazione o istituto bancario potrà dare credito ad un sindaco indagato per peculato, che ha pure preso le distanze dai partiti e che fuori dalla Porta Fiorentina rischia di non essere preso sul serio da nessuno».

Una preoccupazione viva e sincera per la città, quella che esterna Conforti, al netto del dispiacere personale di fronte ad una sconfitta cocente. «Per me l'etica è una questione imprescindibile, ecco perché mi domando come si potrà andare avanti con questo macigno morale pesantissimo – sottolinea – segno di come la politica è cambiata, di quanto i valori fondativi di una società civile non siano più importanti. Ha vinto il personalismo, l'idea che tutto si possa ottenere attraverso una via facile o una pacca sulla spalla, semplicemente aggirando l'ostacolo. Un messaggio che trovo devastante».

Se guardiamo ai dati regionali, quasi ovunque si è verificata un'inversione di tendenza e il centrodestra ha trionfato; non a Pescia, perché? «Altrove hanno vinto perché erano uniti – è il commento di Conforti – noi abbiamo condotto una campagna elettorale non coordinata, peraltro contro una vera e propria macchina da guerra oliata e preparata: noi in confronto eravamo un'armata Brancaleone».

Anche per Oliviero Franceschi, referente della Lega pesciatina quella che si inaugura è «una stagione di incertezza e a farne le spese saranno i cittadini». Un divario di 1.958 voti era arduo da recuperare, ma la coalizione si aspettava comunque un recupero, non la débacle che invece c'è stata. «L'astensionismo sicuramente ci ha penalizzati – sottolinea Franceschi – sebbene dal loro punto di vista è una vittoria, i pesciatini di fatto non si sono voluti assumere questa responsabilità, restando a casa piuttosto che andando a votare. Ci auguriamo che il futuro che aspetta il sindaco non pregiudichi la città». Infine, le famose promesse elettorali: «spropositate e al di là di ogni ragionevolezza», per Conforti. «Improbabile che arriveranno questi finanziamenti» per Franceschi, «dal momento che non ha più campanelli a cui suonare».

Per gli sconfitti il futuro che attende Pescia non è dunque roseo, ma quello di «una lunga fase di stallo». Non ultima c'è la questione del “che figura ci abbiamo fatto?”. Perché con la vittoria di Giurlani, per gli avversari politici, è la credibilità ad essere stata sconfitta.

Maria Salerno

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