Il Tirreno

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La Finanza confisca un milione di beni alla famiglia rom

di Cesare Bonifazi
La Finanza confisca un milione di beni alla famiglia rom

Fiamme gialle in azione dopo il provvedimento del tribunale Il patrimonio era già stato sequestrato lo scorso anno 

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BORGO A BUGGIANO. Case, conti correnti, auto, libretti di risparmio e ci sono addirittura nove cavalli, un ranch e un camper extralusso da 100mila euro nel patrimonio di oltre un milione confiscato nei giorni scorsi dalle Fiamme gialle a Borgo a Buggiano. Durante la settimana la Guardia di Finanza ha eseguito le confische disposte dal tribunale di Pistoia sui beni di una famiglia di etnia rom molto conosciuta in zona, i Levacovich, residente a Borgo a Buggiano, in via Vasone, nella zona di Pittini, in Valdinievole.

Si tratta, come riporta una nota della Finanza, di un provvedimento ablativo del giudice, ovvero che toglie i beni ai privati cittadini per passarli alla disponibilità pubblica. Tutto nasce nell’ambito dell’operazione denominata “Khuro” ( “puledro” in lingua rom) avvenuta durante il 2017 e compiuta dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Pistoia la quale aveva posto prima i beni sotto sequestro preventivo, nel febbraio dello scorso anno, e poi confermato la misura a maggio.

A più di un anno si è arrivati alla confisca definitiva del patrimonio che, secondo l’accusa, sarebbe stato illecitamente accumulato utilizzando «i proventi di attività delittuose». Le misure applicate si inseriscono all’interno del codice antimafia (il decreto legislativo 159 del 2011), nato per colpire i patrimoni illeciti delle organizzazioni criminali ma la cui applicazione è stata in seguito estesa anche ai “delinquenti comuni abituali” e agli “evasori fiscali abituali”.

L’opzione della confisca rientrerebbe nella fattispecie: la legge infatti stabilisce che, qualora i destinatari del provvedimento non siano stati capaci di dimostrare che i beni posti sotto sequestro siano stati acquistati con denaro guadagnato lecitamente (a differenza di quanto avviene in un procedimento penale, qui l’onere della prova compete al cittadino), il sequestro si tramuti in confisca. Così infatti avviene solitamente per i beni sottratti alle organizzazioni mafiose. E la legge prevede inoltre che il “proposto” non possa tentare di scagionarsi sostenendo che il denaro utilizzato deriva dall’evasione fiscale, in quanto l’essere evasore abituale, come detto, giustifica di per sé l’applicazione della misura come l’essere abitualmente dedito alla commissione di reati contro il patrimonio: pericolosità sociale e pericolosità fiscale si equivalgono. Il giudice di Pistoia ha dunque rilevato che l’ipotesi ricorresse ed ha emesso il provvedimento di confisca. Ci sono voluti però alcuni giorni prima di riuscire a recuperare tutti i beni perché si tratta non solo di beni fisici ma, come detto, anche di conti e libretti.

Secondo le ipotesi accusatorie, i destinatari del provvedimento non avrebbero avuto le fonti di reddito tali da giustificare i beni in loro possesso: nel ricco patrimonio si conta un vero e proprio ranch, con tanto di pista privata in sabbia per far allenare i cavalli della scuderia, alcuni conti correnti e i libretti di risparmio. Ci sono in tutto sette fabbricati, nove terreni, nove cavalli da corsa, vari conti correnti e libretti di risparmio e sei automezzi (tra cui il camper di lusso dea 100mila euro), per un valore complessivo di 1. 014. 000 di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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