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Il Tar dà ragione al Comune Abusi edilizi al Posta Club
La veranda di 400 metri quadrati utilizzata come pista da ballo è da abbattere Il sindaco: «Giustizia fatta». Ma la società L’Oasi può ricorrere al Consiglio di Stato
MONSUMMANO. Gioco, partita e (quasi) incontro al Comune sulla vicenda Posta Club. La svolta è arrivata lunedì con la sentenza di merito del Tar della Toscana: la veranda abusiva di 400 metri quadrati utilizzata come pista da ballo, dovrà essere demolita dalla società L’Oasi della famiglia Pacini, i vecchi gestori dell’ex Chalet di piazza Quattro Novembre ancora in possesso delle chiavi di un bene che è proprietà del municipio.
L’affaire è comunque tutt’altro che risolto: il privato può ancora impugnare la sentenza al Consiglio di Stato, anche se i giudici «hanno dato totale e piena ragione al Comune con termini chiari e di una certa durezza verso il Pacini, che dovrà rimuovere l’abuso e riportare gli spazi in una situazione di legalità», afferma il sindaco Rinaldo Vanni. «Giustizia è fatta: non solo nei confronti dell’amministrazione ma di un’intera città che ha subito un «danno economico dalla chiusura della discoteca», sottolinea ancora.
Sulla questione resta poi pendente la causa civile aperta al Tribunale di Pistoia sul mancato pagamento dell’affitto da parte del concessionario (il contratto di locazione va in scadenza nel 2021), che da quando questa storia è iniziata (a metà 2014) non invia più i bonifici da 35.000 euro l’anno nelle casse comunali. Ad ora siamo a oltre 100. 000 euro di mancati incassi.
«Nella peggiore delle ipotesi riavremo le chiavi dell’immobile tra tre anni, ma prima o poi quegli affitti dovranno essere pagati: questa pronuncia del Tar è un precedente che ci fa ben sperare in vista della sentenza del tribunale, che dovrebbe esprimersi entro l’estate», aggiungono Vanni e il dirigente Antonio Pileggi.
La vittoria sul capitolo dell’illecito amministrativo, considerata “piena e solida”, arriva sul ricorso della società L’Oasi verso l’ordinanza del Comune per la demolizione dell’opera abusiva, pubblicata il 26 giugno 2014. Appena quattro mesi dopo il blitz congiunto di forze dell’ordine, vigili del fuoco e Asl che, portando a galla numerose violazioni (l’abuso edilizio, ma anche lavoratori al nero, l’assenza di uscite di sicurezza e un numero di avventori che superava la capienza massima del locale), aveva provocato la chiusura della discoteca con i sigilli.
Da quel momento gli avvocati hanno preso in mano la questione, che si è trascinata senza soluzione tra carte da bollo e aule giudiziarie. A inizio 2016 il dissequestro dell’immobile e la restituzione al proprietario, un’ordinanza ribaltata dal Tribunale del riesame che aveva accolto l’appello degli affittuari, tuttora in possesso della disponibilità del bene che, sul Tirreno, avevano tra l’altro espresso l’intenzione di riaprire al pubblico l’ex Chalet. Un progetto mai decollato a causa dei contenziosi ancora aperti, con la famiglia Pacini che anzi ha investito denari nelle aperture di una nuova discoteca (il Dadamaino nel complesso Incom a Pieve a Nievole) e di un pub (il Bar Condicio a Montecatini).
«Con questa sentenza del Tar a noi favorevole, mi aspetto che la situazione sia condotta alla legalità senza troppo indugio – continua il sindaco di Monsummano – e mi aspetto che l’attività venga riaperta: visto che i concessionari sono impegnati altrove, che rilascino l’immobile per il bene della comunità. Da parte loro, e anche da parte di alcune parti politiche che hanno cavalcato la vicenda, sarebbero gradite delle scuse, verso di me ma soprattutto verso i cittadini».
Tra l’altro, sull’abuso edilizio il Comune si era visto recapitare una richiesta di risarcimento danni pari a 500.000 euro: non solo il ricorso sulla demolizione è stato giudicato dal Tar «in parte improcedibile e in parte infondato», ma la società L’Oasi dovrà pagare 4.000 euro di spese legali all’avvocato Andrea Ghelli, che ha difeso l’amministrazione.
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