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«Le scuse? Da chi ha cavalcato la vicenda»
Il sindaco Bellandi dice di comprendere la madre: nessun spirito di rivalsa e ora facciamo le assemblee
MONTECATINI. «I figli sono tutto per i genitori. Io espressi già all’epoca la mia vicinanza alla famiglia per quanto accaduto al ragazzo e mi informai sulle sue condizioni di salute. Poi è successo quello che sappiamo».
Il sindaco di Montecatini, Giuseppe Bellandi, è ancora amareggiato. Lui, in quei giorni di grande agitazione, divenne in pratica l’unico bersaglio e l’unico “colpevole” di una situazione di insicurezza che, quella notte del 31 ottobre, sembrò essere arrivata al punto limite. Ora, dopo oltre sei mesi di indagini, e dopo che un giudice ha detto che non successe quello che era stato denunciato, Bellandi afferma di non aver alcun spirito di rivalsa.
«Cosa provo? Mi dispiace per il ragazzo e per la famiglia. Non ci sono rivincite da parte mia, non ce n’è motivo. Ma sono convinto che queste cose non devono succedere. E penso che oggi qualcuno dovrebbe fare i conti con la propria coscienza e chiedere scusa a quei ragazzi del liceo che furono “cooptati” al consiglio comunale e si trovarono a dover assistere a uno spettacolo indegno nel tempio della democrazia (si riferisce alle offese lanciate da parte del pubblico al sindaco stesso, che portarono anche alla sospensione temporanea dell’assemblea). Le offese per strada mi fanno male ma le posso anche accettare; quelle al sindaco di Montecatini, invece, no. Io sono stato tacciato di autoritarismo per non aver concesso il consiglio comunale aperto, ma ho semplicemente difeso l’autorità dello Stato. Ho cercato di far capire che è necessario avere rispetto per la carica istituzionale. Così come le istituzioni devono rispettare i cittadini. Se le statistiche ci dicono che i reati sono in diminuzione, ma per la gente invece la sensazione di sicurezza peggiora, bisogna tenere di conto di questa richiesta di aiuto. Ed è per questo che organizzeremo le assemblee partecipate, come avevamo promesso. Occasioni di incontro con i cittadini e con esperti. Questi ultimi ascolteranno le loro richieste e ci aiuteranno a difenderci, indicandoci cosa possiamo fare per risolvere i nostri problemi. Ma, soprattutto, è necessario che ci andiamo tutti con la voglia concreta di collaborare».
Niente consiglio aperto, dunque, come era stato richiesto dalle opposizioni. «Sono state le strumentalizzazioni – riflette Bellandi – a portarci dove siamo arrivati. E chi ha cavalcato questa vicende dovrebbe essere ora il primo a chiedere scusa. Non il ragazzo, e neanche la madre».(a.g.)
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