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«L’impianto di Veneri non deve risorgere» Franchini all’attacco

«L’impianto di Veneri non deve risorgere» Franchini all’attacco

L’esponente di Fratelli d’Italia contrario all’ipotesi di concedere ai privati la gestione del depuratore

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PESCIA. L’inceneritore di Veneri andrebbe smantellato e sostituito con un impianto di depurazione “pulito” che consenta l’utilizzo delle acque scaricate per scopi agricoli. Non ha dubbi, a questo proposito il gruppo politico Fratelli d’Italia, che ha fondati motivi di ritenere come quel sito, dove l’impianto è ubicato e ritenuto “idoneo all’incenerimento” da parte della Regione Toscana, possa “far gola a qualcuno”, in modo particolare all’industria cartaria. “Al punto da essere riattivato, nonostante i costi elevati”.

Torna, dunque, ad agitarsi lo spettro dell’inceneritore di Veneri, che così tante proteste ha suscitato negli anni, soprattutto da parte dei residenti. «Rimetterlo in funzione, a distanza di così tanto tempo, certamente è costoso – ha sottolineato Roberto Franchini – ma fino a quando quell’impianto è presente, è presente anche il rischio che qualcuno si prenda la briga di riqualificarlo, dal momento che l’area presenta tutti i parametri, riconosciuti a livello formale, di idoneità all’incenerimento. Ecco perché riteniamo che vada abbattuto e spianata l’intera area, oltre che richiesto alla Regione la rimozione dei requisiti di idoneità tanto difficili, oggi, da ottenere».

L’istanza di Fratelli d’Italia giunge in questo momento non a caso. Da qualche mese, infatti, circola in Comune un documento, preliminare alla formulazione di una delibera, nella quale si parla di “affido diretto della gestione dell’impianto di depurazione di Veneri al Consorzio Torrenete di Pescia Spa a fronte della presentazione, da parte di quest’ultimo, di un progetto corredato da un cronopragramma con gli interventi da realizzare e un piano economico che lo supporti”.

FdI ritiene che l’operazione debba essere stoppata, trattandosi di materia “politica” e che competa, dunque, al prossimo consiglio comunale e non alla gestione commissariale qualsiasi decisione nel merito. «Pertanto chiediamo al commissario prefettizio – ha evidenziato Franchini – di non iniziare o sospendere (se iniziate) tutte le azioni che in qualche modo potrebbero anche solo avviare una procedura di affidamento diretto della gestione tecnica agli industriali, e a non procedere ad attuare qualsiasi azione mirata alla modifica della attuale convenzione». Proprio gli industriali, infatti, secondo FdI, in modo particolare quelli del distretto cartario potrebbero vedere nella gestione diretta un’opportunità per il costoso smaltimento del pulper, risultante dal processo di recupero della cellulosa da carta e cartone da riciclo che produce materiali plastici (circa due terzi del totale), legno, residui di carta, materiale metallico, ghiaioso e frammenti di vetro. La posizione di FdI non è “contraria a priori”, ma punta alla sostituzione con un sistema di depurazione ecosostenibile, che scongiuri in maniera definitiva qualsiasi possibile riattivazione dell’inceneritore, a maggior ragione per la vicinanza del sito al centro abitato di Veneri, che nessuna salvaguardia alla salute pubblica sembra di fatto garantire. A distanza di tanti anni, resta ad oggi un mistero, come sia stato possibile concedere il permesso per l’inceneritore, nel 1985, quando circa un anno prima il Consiglio Provinciale e quello Comunale, avevano bocciato il progetto per la realizzazione di una discarica perché ritenuta la zona inadatta.

Maria Salerno

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