Il Tirreno

Montecatini

L’acqua calda delle terme s’infiltra in un’abitazione

di Martina Trivigno
Il punto da dove l’acqua termale arriva nella proprietà dei Nicolella, in via Tre Fontane
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Il punto da dove l’acqua termale arriva nella proprietà dei Nicolella, in via Tre Fontane

Gravi danni per una famiglia di via Tre Fontane a Monsummano al confine con l’ex stabilimento di Grotta Parlanti, che è già completamente allagato

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MONSUMMANO. Nomen omen. Un nome, un destino. L’hanno chiamata “Casa dell’acqua calda” quella villetta in via Tre Fontane, a Monsummano. E ora l’acqua calda se la sta prendendo, un pezzo alla volta. I coniugi Anna Lorenzi e Domenico Nicolella vivono lì dal 1993 e negli ultimi tempi la situazione è diventata insostenibile. Da anni la coppia si batte contro il degrado legato all’abbandono del complesso alberghiero e termale di Grotta Parlanti, con cui la loro proprietà confina.

E da venerdì, per la prima volta, si è verificata un’ulteriore complicazione: fiumi d’acqua hanno iniziato a invadere la loro abitazione. «Acqua termale – precisa la signora Lorenzi – ancora calda e fumante, che si infiltra attraverso i muri. È ovunque, non sappiamo più come fare. Sta rovinando tutto. I sacrifici di una vita stanno svanendo così, un po’ alla volta. Siamo disperati».

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Una situazione talmente difficile che ha costretto i due coniugi a chiedere, venerdì pomeriggio, l’intervento della Polizia municipale di Monsummano e anche dei vigili del fuoco. «Sono rimasti fino alle 19 – proseguono – hanno fatto i rilievi e ci hanno detto di stare in guardia. La notte non siamo riusciti a chiudere occhio. La casa è circondata dall’acqua, noi ci sentiamo in pericolo».

Non acqua qualsiasi, dunque, ma quella che fuoriesce dalla falda termale che, un tempo, rendeva Grotta Parlanti un’oasi di benessere. Peccato che oggi di quei tempi d’oro non rimanga più traccia. Soltanto un edificio fatiscente, in grave stato di abbandono e circondato da erbacce.

Era il 2000 quando il monumentale progetto dell’imprenditore siciliano Mariano Azzolini, all’improvviso, si fermò. Un investimento da ben otto miliardi di lire, l’importo stimato allora per riqualificare l’intera struttura e far nascere, anche, un albergo a quattro stelle da ottanta posti, tre piscine terapeutiche coperte (la più grande delle quali alimentata direttamente dall’acqua di sorgente a 32 gradi), e una piscina non termale. «Ho intenzione di fare un’azione decisa – spiega l’avvocato Francesca Vanni che cura gli interessi della coppia – per risolvere questa situazione. L’immobiliare Terme Grotta Parlanti srl, che aveva acquistato i terreni e iniziato i lavori mai conclusi, è stata dichiarata fallita nel gennaio di quest’anno. Nell’udienza dell’8 marzo scorso il giudice ha nominato un curatore fallimentare. Adesso che tutto è precipitato così in fretta, dobbiamo accelerare i tempi».

«Da una parte la cementificazione che è stata fatta – prosegue l’avvocato – senza di fatto essere mai conclusa; dall’altra le acque termali non più regimate per la mancata manutenzione delle tubazioni, in aggiunta alle forti piogge degli ultimi mesi, hanno causato l’allagamento della proprietà dei miei assistiti».

Ma qualunque siano le cause, Anna Lorenzi e Domenico Nicolella chiedono soltanto di essere ascoltati. La paura, infatti, è tanta. «Il Comune faccia qualcosa – concludono – chi di dovere si assuma le proprie responsabilità. Ci sentiamo abbandonati. L’acqua, giorno dopo giorno, si fa sempre più spazio, entra ovunque. L’area deve essere messa in sicurezza al più presto. Qui, in gioco, c’è l’incolumità di un’intera famiglia».
 

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