Il siriano col forcone dai domiciliari al carcere
Dopo l’ennesimo blitz in tribunale è stato arrestato e messo ai domiciliari, ma Mohamed Darkanzaly non è mai arrivato nella sua casa di Monsummano
MONSUMMANO. Dopo l’ennesimo blitz in tribunale è stato arrestato e messo ai domiciliari, ma Mohamed Darkanzaly non è mai arrivato nella sua casa di Monsummano. Durante il trasporto verso l’abitazione dove risiede, il siriano di 60 anni ha sferrato un pugno a un poliziotto. Così giovedì 11 gennaio si è presentato in tribunale per il processo per direttissima dopo aver trascorso la notte in cella. E davanti al giudice è di nuovo andato in escandescenze e si è visto confermare la misura cautelare dell’arresto in carcere.
Insomma, non si può certo dire che siano giornate tranquille quelle che sta trascorrendo l’artigiano che nel 2014 aggredì un giudice civile, nel 2015 si presentò in procura con un forcone, nel 2016 venne fermato in piazza Duomo a Pistoia nonostante il foglio di via mercoledì scorso si è di nuovo presentato in tribunale nonostante l’obbligo di dimora a Monsummano. L’uomo, di origini siriane ma residente nel paese valdinievolino, dove realizza scarpe su misura, protesta contro la giustizia italiana per una causa che si trascina da quasi 20 anni: pur avendo ottenuto una sentenza che gli riconosce un credito nei confronti di una persona che lo ha truffato, ad oggi non è ancora riuscito ad entrare in possesso di quanto rubatoli. Ma per far valere le sue ragioni sta sporcando la sua stessa fedina penale.
Mercoledì Darkazanly si è presentato a palazzo Pretorio e ha tentato di raggiungere gli uffici della procura. Fermato dalla polizia è stato arrestato e il pm ha disposto gli arresti domiciliari. E qui comincia un’altra storia: mentre la polizia lo accompagnava nella sua casa, il 60enne è andato in escandescenza tirando calci, pugni e testate agli sportelli e al plexiglass divisorio della volante. L’auto ha fatto marcia indietro e lo ha riportato in questura dove l’uomo non solo ha continuato con un atteggiamento aggressivo ma ha anche colpito un agente con un pugno che lo stava fermando.
Darkazanly ha passato la notte in carcere, ma non si è affatto calmato. Giovedì mattina si è presentato in tribunale, insieme all’avvocato d’ufficio Elena Mucci, per la direttissima davanti al giudice Luca Gasperi. Appena cominciata l’udienza il siriano ha cominciato a gridare: «Voi giudici mi volete uccidere». Alle urla sono seguiti altri atteggiamenti violenti: prima ha preso il microfono del tribunale e lo ha spaccato su un tavolo, poi si è lanciato contro una finestra come se si volesse gettare di sotto. Fermato dai poliziotti e finito di nuovo in carcere: il suo avvocato ha chiesto i termini a difesa, l’udienza è stata fissata per il 22 gennaio e il giudice ha disposto per l’artigiano la misura cautelare degli arresti in carcere.
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