Il Tirreno

Montecatini

Terme, dalla vendita della Palazzina subito 1,2 milioni alle banche

di David Meccoli
Un’immagine d’archivio della discoteca delle Panteraie: la Società Terme ha chiesto il fallimento
◗
Un’immagine d’archivio della discoteca delle Panteraie: la Società Terme ha chiesto il fallimento

Montecatini, il piano per la continuità aziendale studiato da Brogioni prevede di rimodulare il debito con gli istituti di credito. Tra i rischi il credito con la società Panteraie

3 MINUTI DI LETTURA





MONTECATINI. Continuità aziendale garantita da un aumento dei ricavi (soprattutto generato da nuovi servizi socio-sanitari), dal compimento del piano di dismissione immobiliare, dal congelamento degli investimenti previsti per il compimento delle Leopoldine e dalla rimodulazione del debito bancario (con il pool di istituti finanziatori che riceverà, “in acconto”, 1,2 milioni di euro derivanti dalla vendita al Comune della Palazzina Regia, ceduta a “un prezzo pari o superiore a quanto stimato”).

È con queste considerazioni che l’amministratore unico delle Terme, Carlo Brogioni, lascia nelle mani di Alessandro Michelotti (che comunque entrerà in carica a fine mese) le sorti future delle Terme.

A più riprese abbiamo scritto che, a fronte di una perdita di bilancio di 5,3 milioni nel 2016 (in buona parte imputabili ai 2, 8 milioni di svalutazione della società partecipata Gestioni complementari), la previsione per il 2017 è di un segno ampiamente “più”. Come scrive Brogioni nella sua Relazione sulla gestione (allegata al bilancio approvato da pochi giorni), nel prossimo documento economico troveremo sia la vendita della Palazzina Regia, sia la favorevole sentenza nei confronti di Unipol che “conferma l’efficacia di un decreto ingiuntivo di circa 8 milioni di euro” e per la quale sono in corso “trattative per una definizione amichevole”. Entrate straordinarie che fanno ben sperare per il futuro dell’azienda più importante della città, sempre che, ammonisce Brogioni, sia finalmente portato a buon fine il piano di risanamento già sottoposto al pool di banche finanziatrici, che prevede: “La ricerca di un equilibrio operativo attraverso un ampliamento del volume dei ricavi, orientato in particolare sull’ampliamento dei servizi socio-sanitari, anche convenzionati e tramite un processo di razionalizzazione dei costi; un piano di dismissione immobiliare; il congelamento del piano degli investimenti relativo alle Terme Leopoldine; la rimodulazione del debito bancario”.

Le trattative che vanno avanti da tempo con gli istituti di credito sono definite dall’Au “con ragionevoli probabilità di favorevole conclusione” (ed è in ballo una cifra considerevole che va oltre i 20 milioni). La bozza di accordo prevede: “Il pagamento di una somma in acconto con i proventi della dismissione immobiliare della Palazzina Regia per 1, 2 milioni (il resto sarà invece destinato alla gestione corrente, ndr); il riscadenziamento in 10 anni per 5,2 milioni per allineare i pagamenti delle rate con i flussi di cassa in ingresso provenienti dalle cessioni previste; il pagamento della restante parte al termine del periodo o una successiva riscadenziazione”.

Certo, Brogioni non nasconde anche alcuni rischi e incertezze. I maggiori sono da ricondurre alle voci “liquidità” (ma la situazione dovrebbe notevolmente migliorare con l’arrivo di risorse “fresche” segnalate sopra) e “credito”, soprattutto nei confronti della società di gestione delle Panteraie, per cui è stata chiesta “istanza di fallimento attesa la conclamata e clamorosa insolvenza della debitrice”. Nel frattempo, spiega l’Au, “la società affittuaria ha creato gravi problemi con un uso inappropriato delle strutture che hanno creato gravi danni sia materiali che personali ampiamente pubblicizzati dalle cronache negli ultimi tempi”. Ma anche questa vicenda sembrerebbe aver preso la giusta direzione con un favorevole pronunciamento della Corte d’appello di Firenze.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera