Il Tirreno

Montecatini

Automobilisti bloccati, a giudizio l’ex ad della Pepar Parcheggi

di Pasquale Petrella
L'ingresso nel parcheggio a pagamento dell'ospedale di Pescia
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L'ingresso nel parcheggio a pagamento dell'ospedale di Pescia

Una coppia, rimasta intrappolata nell’area a pagamento dell'ospedale di Pescia lo ha accusato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni

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PESCIA. Federico Incerpi è imputato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, lesioni colpose e lesioni come conseguenza di altro delitto. Imputazioni che al trentaquattrenne di Pescia sono contestate in qualità di amministratore – all’epoca dei fatti - della Pepar Parcheggi srl per una vicenda che si è verificata all’interno del parcheggio dell’ospedale di Pescia la sera del 7 novembre del 2014. Carica, quella di amministratore, che Incerpi ha poi lasciato nel dicembre del 2015.

Ad averlo denunciato è stata una coppia di coniugi fiorentini che nella serata incriminata si è vista impossibilitata ad uscire dal parcheggio e per farlo ha dovuto far intervenire i carabinieri. Non prima che la donna, dopo una lunga discussione al telefono con l’operatore della Paper Parcheggi srl, accusasse un malore e fosse soccorsa da un’ambulanza del vicino presidio ospedaliero.

Ieri, nell’udienza davanti alla giudice Jacqueline Magi, sono stati ascoltati i coniugi denuncianti, il luogotenente Massimiliano Massimi che ha redatto il verbale della denuncia querela di quanto accaduto, e Roberto Matarazzo, 39 anni di Pescia, il dipendente della Pepar che rispose al telefono quella sera.

I coniugi denuncianti hanno raccontato di essere arrivati nel parcheggio dopo le 22,30 per andare a vedere il nipotino appena nato in ospedale. Una breve visita e poi la ripartenza ma, al momento di ritirare il gettone – secondo il loro racconto - la macchinetta fa i capricci. Inseriscono 5 euro, ma la macchinetta ne avrebbe chiesti altri dieci. Inseriscono anche quelli, e sono gli ultimi che hanno in contanti. Ma la macchinetta dice che ne vuole ancora altri cinque. Allora i coniugi, infuriati per l’esosità di soldi già pagati <per cinque minuti di sosta> e per non essere ancora riusciti a ritirare il gettone per far alzare le sbarre, decidono di citofonare al responsabile del parcheggio. La discussione è molto accesa anche perché Matarazzo – come dirà durante la sua testimonianza – non aveva la possibilità di verificare la situazione della macchinetta (operazione nella sola facoltà di Incerpi) e perché aveva dedotto che i coniugi avendo già inserito quindici euro stessero pagando la sanzione per aver smarrito il gettone e non che la macchinetta non lo aveva mai rilasciato. L’incomprensione avrebbe acceso ancora di più la discussione col finale del malore per la signora e la telefonata al 118 da una parte e al 112 dall’altra per chiedere aiuto e poter uscire da quella “prigionia”.

Il luogotenente Massimiliano Massimi ha riferito di aver ricevuto moltissime proteste dai cittadini sul cattivo funzionamento delle macchinette del parcheggio dell’ospedale e di aver convocato più volte Federico Incerpi in caserma per invitarlo ad adottare sistemi e condotte dirette a venire incontro ai cittadini. Inoltre, sul caso specifico, il luogotenente ha riferito di aver chiesto anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza per ricostruire in maniera più oggettiva cosa era successo intorno a quella macchinetta durante l’orario incriminato ma di non averle ricevuto perché Incerpi avrebbe riferito che dopo tre giorni le immagini venivano cancellate.

Il processo è stato aggiornato a gennaio dell’anno prossimo per ascoltare i due carabinieri intervenuti sul posto e i due tecnici responsabili della manutenzione delle macchinette del parcheggio.



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