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La Villa del Castellaccio dove nacque la Boheme

di Maria Salerno
La Villa del Castellaccio
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La Villa del Castellaccio

La lussuosa dimora della famiglia Anzilotti fu affittata a Giacomo Puccini Nei giorni scorsi ha ospitato la premiazione del concorso lirico “Voci In-Canto”

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UZZANO. Non è mai stata aperta al pubblico la Villa del Castellaccio, dimora storica che sorge su una delle colline di Uzzano, poco distante dal Castello. Oggi, grazie alla gentile concessione del proprietario Guido Anzilotti il suo giardino ha ospitato, per il secondo anno, la premiazione del concorso lirico internazionale “Voci In-Canto”, un omaggio dell'amministrazione uzzanese al compositore Giacomo Puccini, che proprio nella Villa del Castellaccio soggiornò nell'estate del 1895.

Il maestro affittò la dimora per 400 lire su suggerimento dell'editore Ricordi, la cui intenzione era quella di distogliere Puccini dalla mondanità cui era avvezzo e di cui era amante intravedendo proprio in quel luogo la possibilità per il genio del musicista di trovare concentrazione e raccoglimento. E l'intuizione si rivelò corretta, tanto che proprio in questa villa nacquero il secondo e terzo atto della Boheme.

«Puccini stesso definì questo luogo noiosissimo, come si evince da un suo carteggio – ci spiega Guido Anzilotti, che ci ha aperto le stanze della dimora svelandoci i suoi segreti – la sua unica distrazione qui era la caccia, che rappresentava uno tra i suoi principali interessi, essendo all'epoca questo luogo completamente immerso nella campagna». Sul muro del salottino al piano nobile della villa, Puccini “appuntò” le date esatte del termine della composizione degli atti dell’opera a tutt'oggi visibili da chiunque abbia la fortuna di accedere alla dimora. A darne notizia già nel 1949 fu il bollettino francescano illustrato “L'Arpa Serafica”.

Nella villa si trova un pianoforte usato dallo stesso Puccini, gli arredi originali e preziosi documenti storici: dall'inventario degli oggetti dati in affitto assieme alla villa nel 1895, all'archivio personale, gli scritti, ed i volumi pubblicati di Dionisio Anzilotti, giudice dal 1921 al 1939 della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, e nonno dell’attuale proprietario. L’archivio personale, gli scritti dell’ambasciatore Enrico Anzilotti, governatore della Somalia dal 1955 al 1958, e padre dell’attuale proprietario, ma anche le relazioni e gli scritti confidenziali delle conferenze del gruppo Bilderberg dal 1959 al 1977, a cui l’Ambasciatore Enrico Anzilotti era puntualmente invitato. Negli anni, la dimora ha subito pochissimi rifacimenti. La manutenzione, quella necessaria, è realizzata secondo l'ottica della conservazione.

«Anche fare restaurare una serratura si può tradurre in un'operazione molto complessa – spiega il proprietario – poiché il restauratore deve smontarla e risalire al suo meccanismo originale. Ma ne vale sempre e comunque la pena». Sono ancora presenti i campanelli originali per chiamare la servitù e i vecchi interruttori della corrente elettrica. La villa è sottoposta a vincolo della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici per le province di Firenze e Pistoia dal 1913 e successivamente riconosciuta di notevole interesse artistico e storico, fa parte della Associazione Dimore Storiche Italiane. Ma la scelta della famiglia Anzilotti, che la usa attualmente come dimora privata, è quella di condividere tale patrimonio con un pubblico molto ristretto.

Chi lo desidera, infatti, può anche soggiornare – dietro pagamento - nella villa, concedendosi un'esperienza poco comune al giorno d'oggi. «Non avrete il comfort di un hotel 5 stelle di lusso – si legge sul sito internet della villa – ma avrete il privilegio di vivere con arredi e strutture d’epoca originali; siate consci dei pregi e dei difetti e della delicatezza che questi oggetti hanno, ma anche dell’esclusività di poterli vivere in realtà oggi».
 

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