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Montecatini

Città termali a rischio zero anche in caso di fallimento 

Città termali a rischio zero anche in caso di fallimento 

Federalberghi ha illustrato la proposta di modifica della nuova legge sul settore «L’ente pubblico deve avere la possibilità di tornare in possesso dei beni»

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MONTECATINI. Una “norma di salvaguardia” per le città termali che dovessero incorrere nel fallimento del processo di privatizzazione, con possibilità per la proprietà pubblica di tornare in possesso dei beni e di riaffidarli a un altro gestore senza dover prima attendere le decisioni del tribunale. Questo a tutela dei territori che basano la gran parte della propria economia sul termalismo e per evitare che la procedura fallimentare blocchi l’attività principale e quelle connesse.
Non sappiamo se Federalberghi Terme abbia pensato proprio a Montecatini, nella stesura di questa proposta, ma certamente si adatta perfettamente al nostro più prossimo futuro. È quanto è stato illustrato ieri in un’audizione a Roma davanti alla Decima commissione attività produttive, commercio e turismo. L’associazione e l’Ancot (che riunisce i Comuni termali) erano state chiamate a esporre suggerimenti alla proposta di legge concernente la disciplina del settore termale e l’istituzione della Giornata nazionale delle terme d’Italia. Una sorta di emendamenti alla proposta di legge sul riordino del settore, che vede tra i primi firmatari il deputato Edoardo Fanucci (Pd). “Alcune aziende termali pubbliche – si legge nel documento di Federalberghi – hanno valenza sistemica per i territori e le economie locali in cui sono inserite. Per questi casi speciali, che andrebbero individuati con decreto concertato con le associazioni rappresentative del settore termale, andrebbe prevista una norma di salvaguardia del pubblico per tutelare l’interesse generale delle comunità di fronte all’eventuale fallimento dei processi di privatizzazione previsti dalla normativa (decreto Madia)”.
Tra i punti segnalati dall’associazione (già anticipati ieri dal Tirreno) anche l’istituzione di una cabina di regia del settore termale (composta da governo, Regioni, Comuni e categorie) e l’istituzione dei distretti termali (parificati a quelli industriali, per consentire ai territori termali di accedere a tutti gli strumenti disponibili ai distretti industriali, con particolare riferimento alle norme concernenti i processi di crisi industriale e misure agevolative estese anche alle attività ricettive). «Le nostre osservazioni – spiega il direttore dell’Apam Federalberghi Massimo Giusfredi, presente all’incontro – sono state accolte favorevolmente e sarà valutato se inserirle nel testo della proposta di legge». A Roma ha partecipato anche il sindaco Giuseppe Bellandi, in rappresentanza dell’Ancot. «Abbiamo – dice – espresso parere favorevole al disegno di legge e il presidente della commissione, Guglielmo Epifani, ha mostrato una notevole conoscenza di quanto le terme possano rappresentare in termini di salute, turismo, cultura e lavoro nei territori dei comuni termali. Ora c’è l’assoluta necessità che la proposta di legge possa attuarsi nel più breve tempo possibile. Da parte nostra ci rendiamo disponibili a collaborare con la commissione parlamentare».
David Meccoli

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