Il presidio
I soldi degli asili li spendeva tutti al gioco
Il dipendente del Comune di Cascina residente a Massa Cozzile interrogato in carcere dal gip
2 MINUTI DI LETTURA
CASCINA. Nel corso del lungo interrogatorio di ieri mattina, in carcere davanti al giudice per le indagini preliminari, l’impiegato del Comune di Cascina, Alberto Romei, 52 anni, di Massa e Cozzile, arrestato dalla Guardia di finanza con l’accusa di peculato e truffa, ha spiegato il meccanismo con cui in questi anni si è appropriato di soldi che l’amministrazione cascinese investiva nei servizi per l’infanzia senza che nessuno dal suo ufficio se ne fosse accorto. Un meccanismo all’apparenza perfetto che però a lungo andare non poteva restare segreto. «Non mi sono reso conto nemmeno io dei soldi che ho speso – ha detto, lasciando intravedere l’esistenza di un disagio mai ammesso fino in fondo, che è quello legato alla passione per le scommesse – Mi sono indebitato e ho usato quei soldi».
Il suo difensore, Andrea Callaioli, ha chiesto per l’indagato la misura degli arresti domiciliari. «Ritengo la custodia cautelare in carcere una misura sproporzionata – ha spiegato il legale – Ci riserviamo la possibilità di presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Romei ha riposto alle domande del giudicee ha raccontato il meccanismo con cui ha ricevuto le somme di denaro da parte delle due educatrici». Si tratta delle due legali rappresentanti dell’associazione Telefono Tata e della cooperativa sociale onlus Trilli. Entrambe sono state interrogate dal sostituto procuratore, Giovanni Porpora, e hanno confermato il meccanismo. Tutte e due si dicono estranee al raggiro e l’inchiesta dovrà chiarire se erano inconsapevoli del “disegno” di Romei quando gli hanno consegnato soldi.
In sostanza Romei, così ha spiegato al gip, si serviva delle due educatrici per appropriarsi di soldi che erano stati pagati dall’amministrazione locale per servizi educativi mai erogati. Il coordinatore pedagogico del Comune dava ad alcuni asili convenzionati più soldi di quelli che il Comune doveva loro sulla base dei bambini iscritti o dei progetti previsti. Poi, stando alla ricostruzione emersa finora, chiamava gli asili nido privati e chiedeva di riallineare i conti e di restituire le somme che avevano avuto in più, versandole non al Comune ma facendo bonifici sui conti di Telefono Tata e Trilli. In un secondo momento Romei chiamava le due responsabili e si faceva portare i soldi (del Comune e non degli asili) adducendo ogni volta una motivazione diversa. Gli inquirenti calcolano un giro di 260mila euro. Soldi che poi il dipendente spendeva al gioco. Scommesse di ogni genere, dal calcio al Lotto, e che lo avevano portato a indebitarsi e trovarsi con lo stipendio impegnato per onorare i debiti.
Il suo difensore, Andrea Callaioli, ha chiesto per l’indagato la misura degli arresti domiciliari. «Ritengo la custodia cautelare in carcere una misura sproporzionata – ha spiegato il legale – Ci riserviamo la possibilità di presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Romei ha riposto alle domande del giudicee ha raccontato il meccanismo con cui ha ricevuto le somme di denaro da parte delle due educatrici». Si tratta delle due legali rappresentanti dell’associazione Telefono Tata e della cooperativa sociale onlus Trilli. Entrambe sono state interrogate dal sostituto procuratore, Giovanni Porpora, e hanno confermato il meccanismo. Tutte e due si dicono estranee al raggiro e l’inchiesta dovrà chiarire se erano inconsapevoli del “disegno” di Romei quando gli hanno consegnato soldi.
In sostanza Romei, così ha spiegato al gip, si serviva delle due educatrici per appropriarsi di soldi che erano stati pagati dall’amministrazione locale per servizi educativi mai erogati. Il coordinatore pedagogico del Comune dava ad alcuni asili convenzionati più soldi di quelli che il Comune doveva loro sulla base dei bambini iscritti o dei progetti previsti. Poi, stando alla ricostruzione emersa finora, chiamava gli asili nido privati e chiedeva di riallineare i conti e di restituire le somme che avevano avuto in più, versandole non al Comune ma facendo bonifici sui conti di Telefono Tata e Trilli. In un secondo momento Romei chiamava le due responsabili e si faceva portare i soldi (del Comune e non degli asili) adducendo ogni volta una motivazione diversa. Gli inquirenti calcolano un giro di 260mila euro. Soldi che poi il dipendente spendeva al gioco. Scommesse di ogni genere, dal calcio al Lotto, e che lo avevano portato a indebitarsi e trovarsi con lo stipendio impegnato per onorare i debiti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
