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Sensi padre e figlio, stesso lavoro ma da rivali
Il capostipite Attilio è ds del Ponte Buggianese, mentre Gianni lavora per l’Unione Pontigiana
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PONTE BUGGIANESE. Il Comune di Ponte Buggianese, conosciuto oltre i confini nazionali per gli affreschi di Annigoni nella chiesa di San Michele Arcangelo, in Valdinievole deve la propria fama a quel modo viscerale e polemico di vivere il football. Nel tempo le 8. 500 anime sparse fra le varie frazioni ed il centro hanno avuto fino a tre formazioni iscritte contemporaneamente nei dilettanti. Senza contare le rivalità accese del torneo dei Rioni le prese di posizioni irremovibili su chi seguire la domenica, le partite al “Banditori” con la coda dell’inevitabile “processo” al bar dei “Gemelli” dove il compianto collega ed amico “Jack” Cortesi prendeva gli spunti per gli articoli. Adesso esiste pure un derby cittadino in famiglia fra direttori sportivi. Da una parte, la vecchia volpe di Attilio Sensi detto “Sella”, diesse del suo Ponte Buggianese in Eccellenza che vanta una lunga carriera sulle scrivanie di Monsummano, Pieve a Nievole, e quindi a fianco del presidente Graziano Toci per ben 12 stagioni. Dall’altra parte il figlio Gianni, titolare del medesimo ruolo all’Unione Pontigiana, sodalizio che ha visto nascere e crescere. È l’uomo di fiducia di mister Lamberto Bendinelli, col quale ha condiviso gioie (parecchie) e dolori (pochi) dai tempi del Vione e degli amatori.
La storia inizia con papà Attilio che portava sempre da piccolo Gianni a vedere le partite e studiare i movimenti dei giocatori per capire se erano “boni” o no. «Non c’è stata – ammette Gianni – alcuna forzatura. Sapevo che quella sarebbe stata la mia strada, la mia passione e la continuazione della “tradizione” di famiglia». Attilio vede che il figlio se la cava col pallone ma capisce che il cammino è lo stesso che ha fatto lui e non gli dispiace. A parte la somiglianza e la genetica, entrambi non amano andare in panchina. «Dalla tribuna la visione è migliore. E si capiscono tante cose» sentenzia il capostipite. E l’erede è d’accordo.
Come carattere Attilio s’incendia facilmente se stuzzicato mentre Gianni fuori campo è più riflessivo del babbo. Vicino alla squadra durante tutta la settimana, dedicano il sabato pomeriggio a vedere giocatori in giro. «Io sono da taccuino, vecchia scuola – spiega il padre – lui è l’uomo del computer. I tempi cambiano».
Lontani dalle rispettive abitazioni per il pranzo domenicale, le famiglie, nuora e nipote compresi, si ritrovano la sera del dì di festa a cena. «Ci confrontiamo ma cerchiamo di parlare il meno possibile di calcio sennò le donne, a ragione, sbuffano», aggiunge ridendo Gianni.
Nessuna rivalità, nessun sfottò. Le categorie sono ancora distanti. In ogni caso, i due dirigenti hanno raggiunto gli obiettiva di inizio stagione anche se Sensi senior ha sofferto maggiormente del figlio nel conquistare la permanenza in Eccellenza. L’Unione Pontigiana invece è salita in Prima categoria di fatto dominando il torneo. Hanno lavorato bene, da pontigiani doc perché entrambi vogliono bene alla causa paesana. Però sotto bandiere diverse.
Roberto Grazzini
La storia inizia con papà Attilio che portava sempre da piccolo Gianni a vedere le partite e studiare i movimenti dei giocatori per capire se erano “boni” o no. «Non c’è stata – ammette Gianni – alcuna forzatura. Sapevo che quella sarebbe stata la mia strada, la mia passione e la continuazione della “tradizione” di famiglia». Attilio vede che il figlio se la cava col pallone ma capisce che il cammino è lo stesso che ha fatto lui e non gli dispiace. A parte la somiglianza e la genetica, entrambi non amano andare in panchina. «Dalla tribuna la visione è migliore. E si capiscono tante cose» sentenzia il capostipite. E l’erede è d’accordo.
Come carattere Attilio s’incendia facilmente se stuzzicato mentre Gianni fuori campo è più riflessivo del babbo. Vicino alla squadra durante tutta la settimana, dedicano il sabato pomeriggio a vedere giocatori in giro. «Io sono da taccuino, vecchia scuola – spiega il padre – lui è l’uomo del computer. I tempi cambiano».
Lontani dalle rispettive abitazioni per il pranzo domenicale, le famiglie, nuora e nipote compresi, si ritrovano la sera del dì di festa a cena. «Ci confrontiamo ma cerchiamo di parlare il meno possibile di calcio sennò le donne, a ragione, sbuffano», aggiunge ridendo Gianni.
Nessuna rivalità, nessun sfottò. Le categorie sono ancora distanti. In ogni caso, i due dirigenti hanno raggiunto gli obiettiva di inizio stagione anche se Sensi senior ha sofferto maggiormente del figlio nel conquistare la permanenza in Eccellenza. L’Unione Pontigiana invece è salita in Prima categoria di fatto dominando il torneo. Hanno lavorato bene, da pontigiani doc perché entrambi vogliono bene alla causa paesana. Però sotto bandiere diverse.
Roberto Grazzini
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