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Lista Rinnovamento: «Fusione con Cascina? Scelta sciagurata»
di Francesca Maltagliati
L’avvocato Giovannelli a capo di una cordata che si candida per le prossime elezioni del Cda della Banca di Pescia
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PESCIA. La lista “Rinnovamento” si candida alla guida della Banca di Pescia e Cascina. I sette candidati della nuova formazione, che si è presentata alla stampa ieri all’interno della sala conferenze della Chiesa di San Francesco a Pescia, vogliono sostituire gli attuali consiglieri in carica per quanto riguarda la quota riservata a Pescia nel cda.
Sabato 27 maggio ci sarà infatti l’assemblea ordinaria dei soci che voterà il rinnovo del consiglio di amministrazione. Nove i posti previsti, sette per Pescia e due per Cascina. È stato l’avvocato Giovanni Giovannelli, a capo della lista e probabile candidato per la presidenza della Banca, a spiegare i motivi della “discesa in campo”, senza risparmiare critiche alla gestione attuale, definita «familiare, superata, statica e responsabile di scelte sciagurate, come quella di fondersi con la Banca di Cascina».
Accanto a lui, nella lista, alcuni nomi conosciuti come quello di Pier Francesco Bernacchi, segretario della Fondazione Collodi, oltre a quelli di Fabrizio Sonnoli, Giorgio Raffaelli, Alessandro Pellegrini, Roberto Boschi, Luigi Beccari.
Nell’incontro, al quale erano presenti vari soci della banca, sostenitori della nuova cordata, sono stati elencati i principali punti del programma e spiegate le motivazioni per le quali l’attuale Cda non viene ritenuto più in grado di guidare la banca.
«I motivi che ci hanno spinto a candidarci – afferma Giovanelli – riguardano una staticità di questo istituto di credito. L’attuale Cda è superato. Abbiamo un presidente in carica da circa 30 anni e siamo l’unica banca di credito a prevedere che gli amministratori possano fare 15 esercizi. Questo istituto da troppo tempo è fermo e incapace di soddisfare le esigenze del tessuto economico locale, di supportare le attività più importanti, come il florovivaismo, di rispondere in modo efficace alle istanze provenienti dai cittadini e dagli enti locali».
“Sciagurata” viene definita la scelta di fondersi con Cascina, avvenuta alla fine del 2016. Impietosi i dati sul bilancio di quest’ultima banca. «La fusione – continua infatti Giovannelli – è avvenuta basandosi su dati parziali, cosa inaccettabile. È stato presentato un semestrale che prevedeva perdite per 443mila euro, ma alla fine il bilancio consuntivo 2016 della Banca di Cascina ha dichiarato perdite per 3milioni e 777mila euro. Il patrimonio netto è di 13milioni e 93mila euro, ma visto che ci sono crediti deteriorati per 48milioni e 719mila euro, tenendo conto anche delle rettifiche di valore, il patrimonio è praticamente pari a zero».
Auspicabile, per Giovannelli, sarebbe stata la fusione con il Credito Cooperativo della Valdinievole, scelta che avrebbe permesso la rinascita di una banca per tutto il territorio della Valdinievole.
Vari i punti del programma presentati: supportare l’imprenditoria giovanile; prestare maggior attenzione al florovivaismo; sostenere le attività turistiche, soprattutto quelle esistenti a Collodi; favorire il settore dei prestiti personali (cessione del quinto e del tfr); creare una fondazione bancaria per supportare le associazioni di volontariato del territorio; uniformare il trattamento economico dei dipendenti dei due istituti di credito; ridurre a tre il numero di esercizi per amministratore; riorganizare le filiali presenti sul territorio valutandone l’effettiva redditività.
Sabato 27 maggio ci sarà infatti l’assemblea ordinaria dei soci che voterà il rinnovo del consiglio di amministrazione. Nove i posti previsti, sette per Pescia e due per Cascina. È stato l’avvocato Giovanni Giovannelli, a capo della lista e probabile candidato per la presidenza della Banca, a spiegare i motivi della “discesa in campo”, senza risparmiare critiche alla gestione attuale, definita «familiare, superata, statica e responsabile di scelte sciagurate, come quella di fondersi con la Banca di Cascina».
Accanto a lui, nella lista, alcuni nomi conosciuti come quello di Pier Francesco Bernacchi, segretario della Fondazione Collodi, oltre a quelli di Fabrizio Sonnoli, Giorgio Raffaelli, Alessandro Pellegrini, Roberto Boschi, Luigi Beccari.
Nell’incontro, al quale erano presenti vari soci della banca, sostenitori della nuova cordata, sono stati elencati i principali punti del programma e spiegate le motivazioni per le quali l’attuale Cda non viene ritenuto più in grado di guidare la banca.
«I motivi che ci hanno spinto a candidarci – afferma Giovanelli – riguardano una staticità di questo istituto di credito. L’attuale Cda è superato. Abbiamo un presidente in carica da circa 30 anni e siamo l’unica banca di credito a prevedere che gli amministratori possano fare 15 esercizi. Questo istituto da troppo tempo è fermo e incapace di soddisfare le esigenze del tessuto economico locale, di supportare le attività più importanti, come il florovivaismo, di rispondere in modo efficace alle istanze provenienti dai cittadini e dagli enti locali».
“Sciagurata” viene definita la scelta di fondersi con Cascina, avvenuta alla fine del 2016. Impietosi i dati sul bilancio di quest’ultima banca. «La fusione – continua infatti Giovannelli – è avvenuta basandosi su dati parziali, cosa inaccettabile. È stato presentato un semestrale che prevedeva perdite per 443mila euro, ma alla fine il bilancio consuntivo 2016 della Banca di Cascina ha dichiarato perdite per 3milioni e 777mila euro. Il patrimonio netto è di 13milioni e 93mila euro, ma visto che ci sono crediti deteriorati per 48milioni e 719mila euro, tenendo conto anche delle rettifiche di valore, il patrimonio è praticamente pari a zero».
Auspicabile, per Giovannelli, sarebbe stata la fusione con il Credito Cooperativo della Valdinievole, scelta che avrebbe permesso la rinascita di una banca per tutto il territorio della Valdinievole.
Vari i punti del programma presentati: supportare l’imprenditoria giovanile; prestare maggior attenzione al florovivaismo; sostenere le attività turistiche, soprattutto quelle esistenti a Collodi; favorire il settore dei prestiti personali (cessione del quinto e del tfr); creare una fondazione bancaria per supportare le associazioni di volontariato del territorio; uniformare il trattamento economico dei dipendenti dei due istituti di credito; ridurre a tre il numero di esercizi per amministratore; riorganizare le filiali presenti sul territorio valutandone l’effettiva redditività.
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