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Cooperativa Etrusca, licenziamento per 22 lavoratori
La denuncia di Filcams Cgil: «Ancora devono essere pagate le retribuzioni di dicembre». Proclamato lo stato di agitazione
PESCIA. Ventidue lavoratori a casa. Sono i dipendenti della società cooperativa Etrusca di Pescia, impresa di pulizia e servizi vari. Alla fine del 2016 l'impresa ha aperto una procedura di mobilità per il licenziamento di tutti e 22 lavoratori in conseguenza della chiusura dell'attività per messa in liquidazione, cosa che ad oggi, però, non è ancora avvenuta.
«I lavoratori devono ancora percepire la retribuzione di dicembre 2016 - ha dichiarato Umberto Marchi della Filcams Cigl di Pistoia - e non hanno soldi neppure per mettere benzina nelle proprie auto per recarsi a lavoro. Abbiamo chiesto anticipi alla società, ma abbiamo ricevuto solo promesse, sia sullo stipendio, sia sugli anticipi. Ma i lavoratori non vedono niente e per questo, sentito tutto il personale, abbiamo indetto uno stato di agitazione. Se pagheranno tutto rientrerà, altrimenti verranno decise ore di sciopero. Non si può lavorare senzastipendio, si lavora per bisogno, non per passare il tempo».
La situazione di Etrusca non è collassata dall'oggi al domani, ma era precaria già da diverso tempo. Almeno da 4 anni i lavoratori di Etrusca avevano maturato un disagio crescente nei confronti del datore di lavoro, che «non ha mai esitato a mettere le mani nelle tasche dei dipendenti per andare avanti - secondo quanto riferisce la Filcams Cigl - rimettendo, dal 2013, tredicesima, quattordicesima mensilità e un pezzo di indennità di malattia».
«Ogni anno in assemblea dei soci, sembra venissero deliberati questi lasciti del personale socio lavoratore - ha sottolineato il sindacato - usiamo il condizionale, perché ancora non abbiamo visto un verbale, così come non li hanno visti i lavoratori anche dopo richieste scritte. Solo a fine anno 2016, all'ennesima richiesta societaria i 22 lavoratori hanno pensato di rivolgersi al sindacato per capire i loro diritti. Una situazione disastrosa: abbiamo fatto incontri con la società e i loro consulenti, ma l'unica soluzione messa in atto, solo richieste di soldi per ripartire sul pulito e che il personale non è più disponibile a dare a fondo perduto».
Si tratta dell'ennesiva attività che chiude in Valdinievole. Altro che ripresa. I dati raccontano di una crisi strutturale che non accenna ad arrestarsi. Il tribunale civile di Pistoia ha, infatti, emesso, dal 1 gennaio al 31 luglio 2014, 49 sentenze di fallimento nei confronti di aziende con sede in tutto il territorio provinciale, e il primato è proprio della Valdinievole. (m.s.)
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