Il presidio
E vorresti che non finisse
Il dottor Montalto racconta la serata al Verdi con Proietti
di PAOLO MONTALTO *
Azzardo: «Perdoni, Maestro».
Proietti si alza. «Prego: che dobbiamo fare?».
«Solo una foto insieme, se non disturbo». Uno screenshot che gli mostro lo ritrae ospite d'onore di Pippo Baudo (1989): sullo sfondo il mio volto di liceale, emozionato nel ruolo di comparsa.
«Caspita! Qui non basta una foto! Ci vuole una bella foto!».
Accade anche questo dietro le quinte di “Cavalli di Battaglia”. Sono qui al Teatro Verdi quasi per caso: non verrei venire mai via. Infatti rimango; fino alla fine.Tutto è fermento: i costumi, gli scherzi, le acrobazie, i gorgheggi: ognuno fa il suo ruolo, ma anche il tifo per gli altri: la compagnia è un tutt'uno. Ripercorro i miei anni di laboratorio teatrale con il compianto Pier Luigi Zollo: fu allora che rimasi folgorato da Proietti.
Condivido il ricordo con sua figlia Carlotta: a breve si sarebbe esibita in un memorabile Oldman Mose, dopo che Gigi, simulando un'emozione (o - chissà - davvero emozionato) l'aveva invitata recitando i versi de la mia bambina. Amore puro, deferente ammirazione negli occhi di Carlotta e Susanna quando osservano il padre dal monitor.
Gigi parla della nostra città, delle nostre acque, trovandone il lato divertente, com'è suo costume.
Una sera ci incontrammo per fatal combinazion: Proietti e Arbore duettano, magistrato e interrogato; con loro torna sul palco il night, le canzoni a doppio senso, il Clarinetto. E Quelli della Notte, celebre spettacolo senza copione di Arbore, degli anni '80.
Ma Cavalli di Battaglia è teatro: e poco importa se “il lonfo vaterca o gluisce”; è il fuoco sacro di Gigi che ci scalda: il monologo esilarante del vecchietto delle favole o l'istrionico cassamortaro; passa in un attimo dal comico al drammatico, dalla gag al teatro serio: il Verdi per un istante è lo Shakespeare Globe.
Mattatore e comprimario: un gigante. Con lui la comicità di Brignano e di Lillo&Greg; le imitazioni di Max Tortora, Neri Marcorè, l'arte di Bianca Guaccero.
Il tempo avanza, tutto scorre: vorresti che non finisse mai: come er barcarolo che va contro corente con la luna (anelito dell'artista) che da lassù fa capoccella. Fly Me to The Moon - canta Gigi.
Alla fine tutti, anche il sottoscritto, uniti nell'urlo di liberazione, di gioia, di complicità alla chiusura del sipario. Il teatro è magia: la magia di «trovare il vero che vi è nascosto» insegna Proietti.
Te voglio di' che'na risata aiuta a vivere! Facciamola insieme allora.
Si va in scena. Stasera su RaiUno.
* Dirigente medico Uoc -Gastroenterologia Pistoia - Azienda Usl Toscana Centro
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