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«L’autoironia delle donne salverà la specie»
Serena Dandini, in scena in questi giorni al teatro Pacini di Pescia, si confida e parla del suo spettacolo e dei progetti
PESCIA. Sperimentalista, irriverente, ironica. Serena Dandini, andata in scena al teatro Pacini di Pescia, ritorna nei teatri italiani con Serendipity, opera buffa da lei scritta e interpretata, insieme a Germana Pasquero, in cui si alternano comicità e riflessioni serie sulla condizione della donna nel nostro paese.
Partiamo dal titolo: Serendipity... avrà mica a che fare con la "serendipità"?
«Esattamente, l'ho scelto sia perché mi piaceva l'assonanza col mio nome, ma anche perché la serendipità - vale a dire questo strano fenomeno per cui capita di trovare una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne stava cercando un'altra - ha sempre in qualche modo contraddistinto la mia vita. Basti pensare che volevo fare la professoressa di lingue e letteratura straniera e mi sono ritrovata a fare quello che poi ho fatto, seppur con molta soddisfazione».
Questo spettacolo parla delle donne, tema a lei molto caro.
«Sì, è la risultante di un percorso fatto insieme all'amica e collega Germana Pasquero, che mi affianca in scena e con cui condivido - tra le altre cose - anche un forte senso dell'autoironia. Ci divertiva affrontare un tema importante come quello della condizione femminile in maniera leggera, a tratti comica, ma senza rinunciare a dire cose importanti».
Qual è il destino delle donne nel nostro paese?
«Io lo immagino un destino glorioso, sono le donne che salveranno le sorti dell'umanità, sempre se ce lo lasceranno fare, è ovvio. Ma credo che quella femminile sia una delle poche rivoluzioni riuscite del 900, tra tante ideologie crollate, le donne hanno conquistato il loro spazio, anche se tanto c'è ancora da fare».
Per esempio?
«Il nostro non è un paese per vecchie... così giusto per dirne una».
Forse non è nemmeno un paese per mamme...
«Ecco, tanto per dirne un'altra».
L'altra sera l’abbiamo vista allo spettacolo di Gigi Proietti, tornato in tv passando dal teatro. Potresti fare anche tu una cosa del genere?
«E chi può dirlo? Se la serendipity mi riporterà in tv non dirò certo di no. Non mi precludo mai niente a priori. Se lo avessi fatto, avrei rinunciato alle tante esperienze esaltanti degli ultimi anni, prime tra tutte "Ferite a morte", ispirato a fatti di violenza sulle donne realmente accaduti, che dai teatri sono riuscita a portare in televisione, grazie anche al coinvolgimento di donne molto conosciute del mondo dello spettacolo da Lilli Gruber a Angela Finocchiaro e molte altre e che poi è andato in scena in tutto il mondo da Washington a New York, da Bruxelles a Londra e Tunisi. Per me è stato importantissimo perché ho sentito di avere dato un contributo a questa causa e di essere riuscita in qualche modo ad incidere sulla comunicazione del fenomeno. E poi fino a quando in televisione si continuerà a dire che gli uomini uccidono per troppo amore come si può sperare che cambi qualcosa? Io ho sempre creduto che quella sulla violenza sia una battaglia che uomini e donne dovrebbero condurre insieme».
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