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confronto sulle terme

Si bloccano le trattative tra direzione e sindacati

Si bloccano le trattative tra direzione e sindacati

MONTECATINI. Mutate le condizioni societarie ed economiche rispetto a quanto previsto dal piano industriale delle Terme, e allora prima di parlare di qualsiasi tipo di “taglio” ai contratti...

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MONTECATINI. Mutate le condizioni societarie ed economiche rispetto a quanto previsto dal piano industriale delle Terme, e allora prima di parlare di qualsiasi tipo di “taglio” ai contratti integrativi dei lavoratori, i sindacati vogliono parlare con la proprietà (Comune e Regione).

L’azienda si apprestava infatti a chiedere ai dipendenti un sacrificio sul fronte busta paga. Sul tavolo della trattativa sono stati messi i contratti integrativi, ovvero quegli accordi di secondo livello con cui il datore di lavoro ha, nel passato, concesso qualcosa in più rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale (stipendio, bonus, pause, permessi, orari di lavoro ecc.). Dopo almeno due tentativi a vuoto – con incontri saltati per diverse ragioni – vertici aziendali e rappresentanti dei lavoratori sono finalmente riusciti a vedersi ieri in Palazzina Regia. Ma tutto è rimasto fermo al palo.

«Abbiamo deciso, con le altre sigle sindacali, – dice Luisella Brotini, Filcams Cgil – di congelare la situazione in quanto le Terme stanno prendendo direzioni diverse rispetto a quanto si poteva pensare qualche mese fa». Brotini fa riferimento al fatto che nel 2016 avrebbero dovuto esserci entrate straordinarie (come la cessione della società Gestioni complementari e l’arrivo dei 5 milioni dal Cipe) che non si sono poi concretizzate, rendendo di fatto impossibile il pareggio di bilancio. Nessuna speranza, quindi, che Comune e Regione possano allungare i tempi per la dismissione delle loro quote societarie: la scadenza, prevista dalla normativa per la fine del 2017, resta confermata.

«Per questo – specifica la sindacalista – resta aperta la nostra disponibilità a parlare di revisione degli integrativi, ma prima di discutere sui tagli da 100 euro agli stipendi o di altre ipotesi (in particolare la Cgil ha messo sul tavolo la rinuncia a un monte ore di permessi, ndr), abbiamo necessità di confrontarci con la proprietà. Che senso avrebbe, infatti, chiedere ora un sacrificio ai lavoratori se poi si vende l’attività?». (mec)

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